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Mazara del Vallo – “Difficile. È stato difficile. Credevo che quella fosse la fine e ho pensato di togliermi la vita”. Tra le lacrime, Nuccio Giacalone, uno dei 18 pescatori di Mazara del Vallo sequestrati in Libia e liberati dopo oltre cento giorni, ripercorre l’esperienza della sua prigionia.
“A darmi la forza il nostro comandante – spiega ai microfoni di Quarta Repubblica -, ci diceva di stare tranquillo che qualcosa per noi si sarebbe mosso. Che lo stato italiano ci avrebbe aiutato”.
Fermati e sequestrati lo scorso 2 settembre in Libia, i 18 pescatori sono stati liberati lo scorso 18 dicembre.
“Abbiamo cambiato quattro carceri – racconta -. Dove mangiavamo facevamo anche i nostri bisogni, la notte venivano a darci i calci alla porta per non farci dormire, abbiamo sofferto la fame e il freddo”.
“Nell’ultimo mese ci hanno trasferito in un altro carcere – spiega – eravamo al buio e non vedevamo neanche quello che mangiavamo. Farcela, anche per chi come me ha coraggio, sarebbe stata molto difficile. Se ci avessero tenuto ancora qualche mese qualcuno di noi non ce l’avrebbe fatta”.
