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Viterbo – Interessanti presenze della famiglia Chigi è possibile incontrarle transitando nelle strade e nei dintorni di Tobia, frazione di Viterbo.
In particolare lo stemma primitivo di questa famiglia, composto di sei cime sormontate da una stella, è possibile notarlo sul lavatoio situato in strada Fonte e in una pietra di confine sempre sulla stessa via. Qualcuno giura di averlo visto anche sulla facciata di qualche casale.
I fratelli Agostino, Francesco e Sigismondo Chigi arrivarono a Viterbo nel 15esimo secolo per gestire il “banco” del padre banchiere Mariano. Ancora oggi in via San Lorenzo 6, sull’architrave in peperino di un negozio, è possibile notare lo stemma graffito a semplici linee.
Nel 15esimo secolo la città di Viterbo, e anche Tobia, erano al centro di un’importante zona agricola e, di conseguenza, anche economica.
L’attività bancaria dei Chigi era in essere a Viterbo già nel trecento e si sviluppò ancor di più nel quattrocento. Il primo banchiere attivo nella nostra città è Lorenzo di Chigio. In seguito i suoi due figli Antonio e Nanni sposarono rispettivamente Biagia e Francesca Berti.
Così i Chigi si imparentarono con Mariano Berti, ricchissimo speziale senese anche proprietario di un fondaco in Viterbo, che aveva una sola figlia di nome Selvaggia. Berti assegnò in eredità ad Agostino Chigi, figlio di Nanni, due terzi dei suoi beni.
Da un documento del 1435 si riscontra che la famiglia Chigi provvide a dotare di un ricco paramento e di una vetrata la cappella di sant’Agata nella chiesa della Trinità a Viterbo.
Ancora oggi nella chiesa, che fu ricostruita nel 1727, esiste la cappella dei Chigi, ricca di marmi preziosi, la quale accoglie sull’altare un quadro raffigurante Sant’Agata che si ritiene sia stato dipinto dal pittore viterbese Vincenzo Strigelli.
Il “Molino di farina e di olio di casa Chigi” era situato in via Faul, e sul portale di peperino e ancora scolpita la data 1617.
Il palazzo della famiglia Chigi, la cui costruzione è iniziata nella seconda metà del 15esimo secolo, lo troviamo a Viterbo nell’omonima via al numero civico 17. Il 25 luglio del 1908 fu ceduto dalla proprietaria Laura Naro Patrizia Montoro all’amministratore unico Giuseppe Ferdinando Egidi.
E il binomio Chigi – Montoro ricorre frequentemente a Tobia, per sentito dire, e nei certificati storici catastali, fino ai giorni nostri, negli atti di passaggio di proprietà di terreni e casali.
Sarebbe interessante compiere uno studio approfondito, della piccola frazione di Viterbo, per ricostruire la storia di queste importanti testimonianze materiali.
Silvio Cappelli



