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“L’edicola chiude perché le spese sono troppe e i giornali vendono pochissimo…”

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Viterbo – “L’edicola è chiusa perché non ce se la fa più. I giornali cartacei vendono pochissimo”. Lapidario. Renzo Lisoni dell’edicola Mirò in via Cavour 83 a Viterbo ha chiuso.

Da ieri, primo dicembre. Un altro punto di distribuzione della carta stampata che se ne va. E con esso un’edicola che stava lungo la via, in punti diversi, da oltre 10 anni. Una via che adesso l’edicola non ce l’ha più. E dovrà cambiare fornitore pure il comune di Viterbo che i giornali li prendeva proprio da queste parti.


Viterbo - Renzo Lisoni dell'edicola di via Cavour

Viterbo – Renzo Lisoni dell’edicola di via Cavour


“L’edicola è chiusa perché non ce se fa più”, ribadisce Lisoni. E i motivi ormai li sanno tutti. “La crisi economica, quella di prima e quella del Covid. Non si riesce più ad andare avanti. Metti l’affitto a 400 euro al mese, metti le utenze da centinaia di euro, metti i contributi di 3 mila euro l’anno”. Sommaci poi il fatto “che sul giornale c’è un margine di guadagno del 10% e che i giornali cartacei vendono ormai pochissime copie, ecco fatto che un’edicola chiude. Non è che ci si possa beare con il 10% di guadagno!”, sottolinea infatti Lisoni.

“Allora – prosegue Lisoni – gioco forza, o bevi o affoghi. Sto cercando di continuare a bere senza affogare”. Come? “Ho preso l’abilitazione per fare l’assicuratore”, risponde l’edicolante. Per poi aggiungere: “non mi arrendo, non mi adatto e non mi abbatto”. Un po’ come il non licet di pontificia memoria nei confronti di uno stato sempre più straniero. 

“Starò ancora qui per altri 20 giorni. Per fare il reso”, cioè rispedire indietro le cose, confida Lisoni. Per cui, chi lo volesse salutare, e portagli un po’ di solidarietà, lo trova sempre lì alla stessa ora. A lavorare, prima di chiudere per sempre.


Viterbo - L'edicola di via Cavour

Viterbo – L’edicola di via Cavour


“Ha detto che sarebbe passato anche Gianni per un caffè”, dice Lisoni. Gianni è Giovanni, Arena, il sindaco di Viterbo. Qui si riforniva infatti il comune. Pare tre giornali. Qui però il sindaco viene spesso, anche per conto suo. S’accende la sigaretta e si fa due chiacchiere con Lisoni in santa pace, con l’accento schietto e l’atteggiamento maschio. La battuta e qualche riflessione sui titoli dei giornali attorno. Infine il caffè al Cavour e il pacchetto di Malboro alla tabaccheria all’imbocco delle scale che portano all’Happiness e su via Saffi.

Lisoni sta su via Cavour o nei dintorni da più di dieci anni. Al civico 83 da un anno e due mesi. “Mi ci sono spostato – racconta – perché avvicinandomi a palazzo dei priori dove c’è il comune pensavo ci fosse più passaggio pedonale. Invece mi illudevo”. E l’illusione è stato l’abbaglio più grosso. 

via Cavour, rispetto ad altre strade ridotte ormai al collasso, vedi via Saffi e Corso Italia, tutto sommato se la passa bene. Anche se sta nel punto più sfigato del centro storico. Nonostante gli splendidi palazzi che la circondano. Un po’ come la maledizione che colpisce viale Marconi impedendo a chi ci passa di rendersi conto del patrimonio architettonico che lo caratterizza.


Viterbo - L'edicola di via Cavour

Viterbo – L’edicola di via Cavour


A via Cavour ci sono ancora i bar, uno sportello bancomat, un museo, un bistrot. Diverse tipologie di negozi. Alcuni stanno lì da tantissimo tempo, e sostanzialmente si conoscono tutti. Una via che fa da spartiacque tra il degrado dei quartieri medievali, dove le attività economiche sono messe a dura prova dalle chiusure anticipate, prima quelle del comune e poi quelle dovute al Covid, e quartieri dove la Viterbo ricca, una volta, tanto tempo fa, andava a spendere i suoi soldi. Un tempo che non c’è più. Perché oggi una Viterbo ricca non c’è più. 

Via Cavour è un po’ la linea del fronte. Se qui va a finire che, dopo tutto ciò che è stato, chiudono, vuol dire che hanno chiuso dappertutto. Il termometro, dove la febbre sale anche nel tessuto sociale. E nel frattempo ha bruciato un’edicola. E von essa un piccolo microcosmo che Renzo Lisoni ha descritto bene. 

“Molti mi hanno chiesto di rimanere – racconta – Mi è dispiaciuto molto, ma non posso mettere a repentaglio la mia famiglia per continuare a stare in edicola”. Qui, a prendere il giornale, ci venivano pure le suore. 


Viterbo - Via Cavour

Viterbo – Via Cavour


“La gente in edicola si confida – dice infine Lisoni -. Raccontano le loro cose, quello che hanno fatto e quello che vogliono fare. Mi dicono tutte le varie cose, belle, brutte. Io li ascolto e li consiglio. L’edicolante è un punto di riferimento per le persone. Mi ha fatto piacere la tanta solidarietà che ho avuto non solo in questi giorni, ma per tutto il tempo che sono stato qui. Mi portavano crostate e frutta. Tutte attestazioni di affetto che poi diventano cuore, e ti fanno felice”.

Daniele Camilli


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