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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Marcello Polacchi è stato, per lunghi e importanti anni della mia vita, il mio fratello maggiore.
Il mio punto di riferimento, il mio interlocutore privilegiato e integrale nello svolgimento della attività professionale, nella riflessione e nella azione politica, nella coltivazione degli interessi culturali (e il suo era un campo ricco e vastissimo che si allargava continuamente e a cui io attingevo a piene mani).
Sempre pronto ad ascoltare e rapidissimo nell’intuire e nel comprendere; generoso nel dare risposte.
Aveva una capacità eccezionale di trasferire un pensiero in una pagina scritta, di getto, senza soluzione di continuità.
So che i suoi interessi letterari lo hanno portato a scrivere e a narrare moltissimo; pagine e pagine che, immagino, sono custodite nel suo archivio e che, per qualche ragione che mi sfugge, ad oggi non sono ancora uscite dal loro ambito privato.
Marcello l’ho sempre pensato come una persona dall’atteggiamento fiducioso verso la vita; sicuro del proprio valore e delle proprie capacità, nelle cose, nelle persone ,vedeva soprattutto l’aspetto positivo, realizzato o da realizzare.
Non c’è dubbio: mancherà a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e le povere parole che riusciamo ad esprimere in questo momento sono ben poca cosa rispetto alla statura dell’uomo.
Ciao, carissimo Marcello.
Enrico Mezzetti
