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Ronciglione – Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Virginia De Angelis, la sorella ventenne di Andrea Landolfi, il pugile 31enne romano in carcere da oltre un anno con l’accusa di avere ucciso gettandola dalle scale la fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 a Ronciglione.
In aula, davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone, c’erano, come sempre, tutte le donne della famiglia, in testa la nonna Mirella Iezzi, che alla vigilia di Natale, durante una breve pausa, hanno scambiato alcune battute con l’imputato, come sempre scortato dalla penitenziaria del carcere di Regina Coeli, che per via del Covid segue il processo dalla gabbia-acquario riservata ai detenuti.
L’udienza di ieri è stata caratterizzata dal botta e risposta tra difesa e accusa durante l’interrogatorio del superconsulente della procura, citato dopo che il video del suo sopralluogo è stato mandato in onda a Quarto Grado.
Finiti i testi del pubblico ministero Franco Pacifici, si torna in aula l’8 gennaio per un’udienza fondamentale, quella in cui sarà sentito Andrea Landolfi, che a distanza di quasi due anni dal presunto delitto potrà per la prima volta fornire la sua versione davanti alla giuria popolare.
“Sestina non era in coma, la mattina parlava”
E’ emerso nel frattempo che il codice d’accesso al cellulare di Sestina non sarebbe mai stato trovato, contrariamente a quanto scritto nel verbale di sequestro. Per averlo, il perito informatico Sergio Civino è dovuto arrivare fino a Monaco, mentre tra la cover e il cellulare c’erano solo un abbonamento metrobus e l’annotazione di un numero di telefono. “Nessuno, neanche Andrea, conosceva il codice, per cui le telefonate risultate dai tabulati dopo la caduta non può averle fatte lui, come dice l’accusa sostenendo che Sestina fosse finita subito in coma, quando ci sono testimoni che alle sei meno dieci Sestina parlava”.
L’esperto di balistica contro il laser scanner
Tra i testimoni, il più atteso era il professor Martino Farneti, l’sperto di balistica forense consulente della procura che il 20 febbraio 2019, su incarico del pm Franco Pacifici, ha esaminato la presunta scena del crimine con il medico legale Massimo Lancia e gli specialisti del Ris. Risale al 7 marzo la sua pre-relazione, depositata alcuni giorni prima della relazione preliminare dei medici legali Lancia e Mauro Bacci che hanno effettuato l’autopsia. Avrebbero dovuto fare seguito ulteriori simulazioni tramite l’utilizzo di un manichino, ma nel frattempo, nell’appartamento di via Papirio Serangeli, è entrato in azione col laser-scanner il colonnello del Ris e operatore di polizia giudiziaria Paolo Fratini.
“Sta facendo più danni il laser-scanner, mette sulla scena del crimine perfino cose che non ci sono”, ha detto a tal proposito Farneti, citato da Pacifici dopo la messa in onda in un programma televisivo di alcune parti del video girato dal Ris dal qiale emerge che durante il sopralluogo escludeva che Sestina potesse essere caduta dall’alto. “Buttata giù per dritto non è possibile, perché avrebbe sbattuto da qualche parte”, la prima indicazione del consulente, commentando con il medico legale Lancia i possibili scenari e deducendo che la vittima fosse caduta dalle scale.Lancia gli avrebbe risposto: “C’è pure quel baule che non è stato toccato”.
Dal ruzzolamento alla precipitazione in base a una fotografia
Ieri i difensori Serena Gasperini e Daniele Fabrizi gli hanno chiesto perché, a distanza di pochi giorni, sia giunto a conclusioni opposte, se non gli sia stata suggerita la “precipitazione dall’alto”. “Sestina è stata buttata dalla balconata che sta a tre metri di altezza”, ha ribadito Farneti, sostenendo di avere cambiato idea dopo avere visto, tra l’altro, la foto della ferita occipitale di un morto precipitato da una scala, senza conoscerne però peso, altezza ed età.
Prima la schiena poi la testa, conclusioni opposte al Ris
Secondo il consulente del pm, al contrario di quanto dedotto dal colonnello Fratini. “Sestina ha sbattuto prima la zona lombare e poi la testa”. E ancora: “Lesioni gravissime, incompatibili col rotolamento, si è trattato di una caduta con tanta energia cinetica”.
Farneti colloca quindi il corpo sul pavimento (ma Sestina è morta due giorni dopo a Belcolle e dopo la caduta era stata portata nella camera al piano superiore) pur avendo in prima battuta detto che la lesione occipitale al cranio era compatibile con lo spigolo vivo del quarto gradino a salire. “Avevo pensato all’angolo del gradino, ma la frattura lineare doppia alla testa è da impatto sul pavimento e il grosso ematoma dorsale non è compatibile con le scale”, ha spiegato.
“Tra le foto dell’autopsia, manca la più importante”
Si è scoperto nel frattempo che Farneti, il 20 febbraio 2019, aveva visto solo le foto dell’autopsia, tra le quali sarebbe mancata, dal suo punto di vista, la più importante. “Non è stata fotografata dall’esterno la frattura occipitale, che ho visto solo nella foto dall’interno della scatola cranica, quindi non ho potuto vedere il taglio, che mi avrebbe consentito di capire cosa lo avesse provocato, se uno spigolo o una superficie piana”, ha sottolineato, di fronte all’incalzare delle domande della difesa.
Il pm: “Neanche fosse stata una pista saponata”
Landolfi sarebbe stato qualche gradino sotto Sestina che, quando è avvenuta la tragedia, lo stava guardando. Per la difesa, l’imputato potrebbe avere perso l’equilibrio, essersi aggrappato d’istinto al braccio destro della vittima e averla trascinata con sé lungo la scalinata. Lei, ruzzolando rovinosamente, potrebbe essere andata a sbattere con la testa contro il muro oppure su uno dei gradini. No, secondo l’esperto di balistica.
Pacifici, facendo riferimento alle motivazioni del riesame sula richiesta di custodia cautelare della procura, ha commentato: “Neanche fosse stata una pista saponata”.
La difesa: “Il consulente dell’accusa dice il contrario della pg”
“Il consulente del pm si è contraddetto, facendo diventare unica ricostruzione possibile quella che in sede di sopralluogo aveva esplicitamente escluso. Volevamo capire come fosse giunto a fare questa capriola”, hanno sottolineato a margine dell’udienza i difensori di Landolfi. E ancora: “Non possiamo credere che abbia cambiato in modo così drastico la sua versione sulla base di una foto di una ricerca scientifica che non è neanche simile al nostro caso”. Quindi l’ultima stoccata di Fabrizi e Gasperini: “Il dato che colpisce è che il consulente del pm ha detto il contrario dell’operatore di polizia giudiziaria Fratini del Ris, devastando il testimone qualificato della procura”.


