Viterbo – (g.f.) – “Con 300mila euro di fatturato perso, ho ricevuto poco più di 20mila euro a fondo perduto”. Paolo Bianchini, ristoratore viterbese e presidente nazionale Mio (Movimento imprese ospitalità), continua la sua battaglia contro il governo Conte, colpevole di non ascoltare il grido d’allarme d’attività economiche allo stremo per le conseguenze del Coronavirus e relative restrizioni.
L’ex consigliere FdI ieri sera era ospite di Piazza pulita su La7. Insieme a lui, l’ex ministro Pierluigi Bersani e i giornalisti Mario Calabresi e Stefano Feltri.
Il conduttore, Corrado Formigli vuole sapere quale sia la situazione in ambito ristorazione e accoglienza. I numeri sono da brivido. “C’è stata una perdita media del fatturato – spiega Bianchini – del 55%, con picchi dell’80%”. L’esperienza personale non si discosta da quella generale.
“Io – prosegue Bianchini rispondendo a Formigli – che ho un’osteria a chilometri zero nel centro di Viterbo, sto a -57%, considerando che manca ancora dicembre”.
Qualcosa dal governo è arrivato. Briciole secondo Bianchini. “A fronte di 300mila euro di fatturato persi ho avuto a fondo perduto 7500 e 15000 euro, ma i costi sono rimasti quelli, a parte il credito d’imposta per l’affitto.
Nel frattempo ho anticipato la cassa integrazione ai dipendenti e l’Inps ci ha informato che la farà scontare su futuri crediti”. Soldi usciti, per rientrare chissà quando.
“S’immagini a Roma un’attività con 20 dipendenti che ha anticipato per 44mila euro la cassa integrazione e forse li recupererà a fine 2021. Forse”.
Tra governo e imprese, la distanza si fa sentire: “Alcune decisioni prese, chi lavora – sottolinea Bianchini – o meglio, da chi lavorava 18 ore al giorno non le ha comprese. Invito la politica a capire quali siano le reali esigenze”.
Bersani, rispondendo, ritiene che lo stato qualcosa abbia fatto: “Su slittamento dei contributi e tassazione, Ricordiamo che poi comunque gli infermieri bisogna pagarli”. E i soldi da qualche parte vanno presi.
La prospettiva resta poco rosea. “A fine pandemia – incalza Bianchini – beato chi ci arriva. Metà bar e ristoranti chiuderanno. Basta col delivery. Nei piccoli comuni non ci si salva con le consegne a domicilio”.
