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“Trascrizione incompleta delle intercettazioni col boss Trovato”, salta l’esame di Pecci e Erasmi

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Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Mafia viterbese - Udienza a Mammagialla

A Mammagialla l’udienza di ammissione prove il 9 marzo 2020 (gli avvocati Antonio Rizzello, Carlo Taormina, Marco Russo e Fausto Barili)

Mafia viterbese - Udienza a Mammagialla

Gli avvocati Giuliano Migliorati, Michele Ranucci, Carlo Taormina e Roberto Alabiso

Viterbo – Furto, danneggiamento ed estorsione aggravati dal metodo mafioso, saltano gli interrogatori degli imputati in un’udienza caratterizzata da parecchie scintille tra l’avvocato Carlo Taormina e il pm antimafia Fabrizio Tucci. Al centro la trascrizione, forse incompleta secondo le difese, delle intercettazioni ambientali sull’auto di Trovato, colma di cimici. 

E’ il processo “viterbese” ai tre arrestati dell’operazione Erostrato che hanno scelto il rito ordinario.

Mancava uno dei giudici del collegio, ma visto l’esito dell’udienza sarebbe stato comunque rinviato l’esame di Manuel Pecci e Emanuele Erasmi, il parrucchiere e il falegname cui viene contestato il metodo mafioso per avere usufruito, secondo l’accusa, dei “servizi” dei boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato nella risoluzione di vertenze con i propri clienti che nella norma sarebbero dovute finire a carte bollate. 

Secondo le difese potrebbero mancare alcuni dialoghi importanti per la sorte dei due imprenditori viterbesi accusati di essersi fatti giustizia da soli tramite la banda di Trovato e Rebeshi.

Non sono stati sentiti né loro, né Ionel Pavel, il tuttofare romeno del sodalizio criminale italo-albanese sgominato con i tredici arresti del 25 gennaio 2019 (in nove sono stati condannati per associazione di stampo mafioso in primo grado lo scorso 11 giugno).

Interrogatori rinviati a data da destinarsi. Quando sarà stato sciolto il nodo delle intercettazioni. 


L’intercettazione della discordia

Taormina, in particolare, ha chiesto lumi al pubblico ministero e al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone su un’intercettazione ambientale. Si tratta di una conversazione captata in auto, sulla quale gli investigatori avevano nascosto delle microspie, tra il boss Giuseppe Trovato e l’imprenditore Manuel Pecci, titolare di un centro estetico a San Faustino.

“Si chiede se la trascrizione dell’intercettazione sia integrale o solo di alcune parti – ha detto Taormina – perché la trascrizione parte da quando Trovato e Pecci si sono trovati in auto per andare verso il ristorante della presunta vittima e finisce con loro che tornano dal locale, ma manca l’andata”. 


Versione degli imputati a data da destinarsi

L’avvocato Taormina, che con Fausto Barili difende Pecci, e il collega Giuliano Migliorati, che assiste Erasmi, hanno chiesto al collegio una sorta di supplemento di perizia sulle intercettazioni telefoniche e ambientali fornite dal pm Tucci alla trascrittrice in quanto mancherebbero alcune parti ritenute fondamentali. 

E siccome ci vorrà tempo – in quanto la consulente dovrà riascoltare il dischetto contenente i file originali e, nel caso, chiedere aiuto per la traduzione  dal dialetto calabrese e dalla lingua albanese (che potrebbero complicarle la vita) – l’esame degli imputati slitta per ora a data da destinarsi.

L’avvocato Migliorati, per Erasmi, ha chiesto chiarimenti relativi a un’intercettazione ambientale in auto di una conversazione tra Trovato e uno dei sodali albanesi. “Prodromica al primo incontro tra Trovato e la persona offesa”, ha sottolineato. 


Saranno riascoltati i vertici del nucleo investigativo

Una serie di botta e risposta tra Taormina e Tucci hanno movimentato la mattinata. “Ricordo a tutti che la prova è la bobina, non i brogliacci o le trascrizioni”, ha ricordato il pm, sottolineando che non ci sono atti di indagine cui non abbiano avuto accesso le difese. 

Dicembre, con le sue tre udienze fissate l’una dietro l’altra prima della pausa natalizia, doveva essere il mese decisivo per Erasmi, Pecci e Pavel. Invece dopo l’udienza “azzoppata” di ieri è stata cancellata del tutto quella prevista per il 3 dicembre, per il legittimo impedimento di uno dei giudici, mentre quella del 10 dicembre sarà un’udienza lampo, dedicata al solo ascolto del maggiore Marcello Egidio e del luogotenente Massimo Pastore del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo.


Tra le sei parti civili un carabiniere e due imprenditori

Sei le parti civili pronte a chiedere un risarcimento dei danni morali e materiali. Tre sono il Comune di Viterbo, l’associazione antimafia Caponnetto e Sos Impresa. Le altre tre parti civli sono invece tre privati: l’imprenditore romeno Ion Lazar, organizzatore delle serate danzanti per i suoi connazionali al Theatrò bruscamente interrotte dalla banda di Trovato e Rebeshi; il carabiniere Massimiliano Pizzi, cui è stata incendiata l’auto di notte sotto casa per vendetta; l’imprenditore Fabio Chiovelli, titolare del Theatrò, sul cui ingresso furono appese delle teste mozzate di maiale e agnello a mo’ di avvertimento mafioso.

Silvana Cortignani


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