Viterbo – Sciopero nazionale di Cgil, Cisl e Uil per il rinnovo del contratto dei lavoratori della pubblica amministrazione e della sanità scaduto da due anni. Ma a Viterbo i sindacati sono spaccati. Questa mattina, davanti alla prefettura in piazza del plebiscito a Viterbo, c’era infatti solo la Fp Cgil. Una quindicina di persone in tutto, con bandiere e striscioni. A un certo punto è arrivata anche la Cisl Fp. Un paio di persone. Della Uil Fpl invece non c’è traccia.
Viterbo – La manifestazione dei sindacati in piazza del plebiscito
“Una scelta grave – ha detto il segretario territoriale della Fp Cgil Viterbo, Luciano Perà – perché uno sciopero dichiarato da tutti a livello nazionale non può non avere risposta anche a livello locale. Mi auguro comunque che questo sciopero a livello nazionale porti i risultati che ci aspettiamo. Ossia che il governo convochi subito un tavolo con i sindacati e si avvii immediatamente la trattativa per il rinnovo del contratto”.
Viterbo – Luciano Perà della Fp Cgil
“La richiesta del presidio – prosegue poi Perà – l’ho fatta insieme ai segretari di Cisl e Uil. A meno che il segretario della Uil Fpl non abbia avuto problemi personali, oggi in piazza ci siamo noi a rivendicare i diritti”.
Viterbo – I sindacalisti della Cisl in piazza del plebiscito
Quali sono le richieste delle organizzazioni sindacali? “Il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei dipendenti pubblici e della sanità scaduto da due anni – spiega Perà -, un piano straordinario di assunzioni, più sicurezza sui posti di lavoro e l’assunzione dei precari che stanno ancora aspettando un contratto vero”.
Viterbo – La manifestazione dei sindacati in piazza del plebiscito
“Nella sanità – conclude infine Perà – medici, infermieri e tutto il personale sanitario hanno dato in questo periodo di pandemia grande senso di responsabilità e professionalità, turni massacranti e rischio della propria vita. Parliamo anche dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, che lavorando da casa con i propri mezzi, hanno garantito i servizi alla cittadinanza, dimostrando così che non sono i furbetti del cartellino, come qualcuno li ha definiti”.
Daniele Camilli



