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Sigilli al container dove vive, bracciante sferra un pugno alla finestra, fracassa il vetro e si ferisce

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Tribunale

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Viterbo – (sil.co.) – Sigilli al container dove vive, bracciante sferra un pugno alla finestra, fracassa il vetro e si ferisce. 

E’ successo il 5 ottobre 2017 nelle campagne viterbesi. Protagonista un giovane immigrato d’origine africana, chiamato “Giovanni” dal suo datore di lavoro, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, sostituito dal collega Domenico Gorziglia.

Tre anni fa i carabinieri hanno sequestrato il container-casa do Giovanni, un bracciante agricolo impiegato come pastore che, trovandosi senza un tetto, avrebbe dato in escandescenze e sfondato la finestra con un pugno per la rabbia, procurandosi gravi ferite all’avambraccio destro e una denuncia per violazione dei sigilli.

Ieri è stato dichiarato non punibile per la particolare tenuità del fatto dal giudice Giacomo Autizi, che lo ha assolto dopo avere sentito la versione dell’allevatore, che non lo ha denunciato per danneggiamenti e al processo lo ha difeso

“In seguito a un sopralluogo degli ispettori del lavoro, il container è risultato non idoneo, nonostante quando io e mia moglie lo abbiamo attrezzato per i dipendenti lo fosse, ma loro non lo avevano tenuto bene e c’erano problemi di igiene e pulizia. Così è stato posto sotto sequestro, mentre il 22enne era fuori. Quando è tornato, completamente ubriaco, e io gli ho detto che non poteva andare a dormire lì, ma che sarebbe venuto a casa nostra, ha cominciato a dare in escandescenze”, ha detto.

“Dalla sbornia che aveva non capiva niente, urlava che voleva morire e io non riuscivo a tenerlo. A un certo punto Giovanni ha sferrato un pugno alla finestra del container, il vetro è andato in frantumi e il braccio gli è entrato dentro, riducendosi a brandelli quando lo ha tirato fuori. Io gliel’ho avvolto nella giacca, abbracciandolo per farlo calmare, mentre cercava di dare pugni anche a me, che nel frattempo ero anche io inzuppato di sangue. Ha continuato a fare casino anche davanti ai carabinieri e non voleva salire in ambulanza. Ma non era sua intenzione violare i sigilli. Era solo sotto l’effetto dell’alcol e pieno di rabbia”, ha concluso il titolare dell’azienda agricola dove il 22enne lavorava tre anni fa. 

L’accusa aveva chiesto una condanna a quattro mesi e 100 euro di multa per violazione dei sigilli. Il giudice lo ha assolto.


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