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Studio, musica e infusi… la rinascita del Bistrot del teatro in via Cavour

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Viterbo – “C’è capitato più volte durante questo periodo. Madri che vengono a cercare i figli che prima di uscire di casa dicono di voler andare a studiare al Bistrot. I genitori non ci credono. Poi le madri vengono e li trovano qui. A studiare”. Bistrot del teatro, via Cavour numero 9. A Viterbo. Quello che una volta era il Bistrot di Caffeina. Ma dopo il lockdown del Covid la Fondazione di Filippo Rossi qui non c’è più. Ha preso tutto in mano Vanessa Sansone, che gestiva la parte bar già da tre anni. La dichiarazione in apertura è sua. Un investimento e una sfida. Al tempo stesso una rinascita e una scommessa. Il mondo è tutto ciò che accade. Assieme a Giuseppe Berardino, marito di Vanessa e un tempo direttore di Caffeina, che fa su e giù per le scale che collegano il pian terreno con quella che una volta era la galleria del Pidocchietto. Chiamato così dai viterbesi quando a gestirlo era direttamente la curia diocesana che ne è ancora proprietaria. 


Viterbo - Il bistrot del teatro

Viterbo – Il bistrot del teatro


Il teatro, oltre 300 posti, per il momento è fermo. La libreria invece non c’è più. Ci sono invece corner, musica, pianoforte, corsi di fotografia, enogastronomia e servizi. Ma soprattutto gli studenti che da queste parti, prima, non se ne vedevano. E, assieme al cambio di gestione, sono loro la vera novità. Anche esempio, da segno dei tempi, dove, tra le altre cose, alcuni soggetti sociali si ritirano dagli spazi del tessuto urbano per far posto ad altri. Nelle piazze, così come nei bistrot.

“Abbiamo riaperto a settembre – racconta Vanessa Sansone – e abbiamo notato un vero e proprio cambio nella tipologia di clientela. All’inizio a frequentare il bistrot erano uomini e donne tra i 40 e i 60 anni. Una clientela adulta che veniva a prendere the e caffè e la sera si fermava anche a teatro. Gli studenti ad esempio all’inizio non venivano. Perché non potevano studiare, ed aule universitarie e biblioteche erano aperte. Adesso è esattamente il contrario. Le persone tra i 40 e i 60 anni che frequentavano il bistrot adesso non ci sono più. Perché probabilmente sono le persone che temono di più il Covid e hanno paura di uscire. A meno che non sia necessario. Un ragazzo invece non ha più spazi cui fare riferimento, ma la voglia di uscire resta. Qui c’è la wi fi e si possono seguire le lezioni a distanza. Lo spazio è grande e il contesto è diverso da casa. Ci sono la musica, il pianoforte, i libri”.



Non ci sono più biblioteche e aule studio. A causa del Covid, troppo rischioso tenerle aperte. Un servizio pubblico che, per il momento, non ci sono più. E gli studenti vengono al bistrot di via Cavour. Qui possono studiare, nel pieno rispetto della normativa del governo che impone disinfettanti e distante. Gli orari di apertura. Dal martedì al venerdì, dalle 10 di mattina alle 18. Sabato e domenica dalle 14 alle 18. Lunedì chiuso.


Viterbo - Vanessa Sansone , Bistrot del teatro

Viterbo – Vanessa Sansone , Bistrot del teatro


“Ci sono tanti ragazzi che hanno voglia di leggere – prosegue Sansone -. In sala abbiamo infatti una piccola biblioteca con i libri che possono essere consultati da chiunque”. Attorno i tavoli. Sopra pc, cuffiette, cellulari, caffè, torte e infusi. Al centro della sala, che s’affaccia, con la vetrata, sulla platea illuminata del teatro, c’è anche un pianoforte. “Tanti ragazzi – continua Sansone – vengono qui per suonare. Vengono apposta. Ragazzi dell’ultimo anno delle superiori o dell’università, il grosso degli studenti. Ragazzi che si vengono anche ad esercitare. E per noi, tutto questo, è simbolo di una speranza che non muore”.

Capita spesso. E capita che a suonare non siano solo gli studenti. Qualcuno accende pure il microfono, come è successo un paio di settimane fa. A un palmo dal piano c’è poi un giradischi sempre acceso, e dalle casse a muro la musica della radio. 


Viterbo - Il bistrot del teatro

Viterbo – Il bistrot del teatro


“Capita anche che qualche madre venga al bistrot a cercare i figli – dice Sansone -, perché quando escono di casa dicono ai genitori che vengono qui a studiare. Genitori che a volte non gli credono e vengono verificare di persona. Poi li trovano qui sui libri e se ne vanno soddisfatti”.

“Il viterbese esce poco e in maniera mirata – pone in evidenza Sansone -. Soprattutto in queste ultime settimane. Magari viene e prende un caffè al volo, mentre prima si fermava. Lo zoccolo duro adesso sono i ragazzi che studiano, senza dubbio”. 


Viterbo - Il teatro del bistrot

Viterbo – Il teatro del bistrot


Vanessa Sansone è romana, laureata in economia e commercio, con un master in cooperazione internazionale, un figlio di 4 anni e un’esperienza di lavoro in Argentina e una di 6 anni in Cittadinanza attiva dove si occupava di aspetti medico legali e successivamente di bandi europei. 

Al pianterreno del bistrot, sulla destra prima di entrare in teatro, c’è un corner dedicato all’artigianato e all’enogastronomia locali. “Stiamo anche per aprire un corner di musica dedicato al materiale di produzione dei musicisti della Tuscia – aggiunge Sansone -, e aderiamo anche al progetto di valorizzazione della via Francigena, l’associazione presieduta da Alessandra Croci, come punto di ritiro delle credenziali del pellegrino. Con tutte le informazioni sulla città e su ciò che c’è da visitare”.


Viterbo - Il bistrot del teatro

Viterbo – Il bistrot del teatro


Ci sono anche il servizio portineria e uno dei punti di riferimento del gruppo Facebook “a me non serve più”, per scambiare gratuitamente cose che non vengono più utilizzate. “Prendiamo pacchi o chiavi di B&b – spiega Vanessa Sansone – sia in entrata che un uscita. E per quanto riguarda il gruppo “a me non serve più”, le cose possono essere lasciate anche qui da noi. Sono servizi che rendono più dinamica l’attività”. 


Viterbo - Il bistrot del teatro

Viterbo – Il bistrot del teatro


Infine, il passaggio da Caffeina e Bistrot. Cisa è successo e cosa accadde. Adesso. “Il progetto del teatro Bistrot – racconta Vanessa Sansone – è nato inizialmente assieme a Caffeina. Tra me, che come ditta individuale mi sono sempre occupata del bistrot, separato dal resto, e la Fondazione che curava tutta la parte del teatro e, quando c’era, anche della libreria. E così abbiamo continuato per quasi tre anni. Poi è arrivato il lockdown. Io ho chiuso il 10 marzo e da lì si è aperto un mondo. Durante i mesi successivi la Fondazione ha deciso di non voler rientrare all’interno della struttura teatrale e della libreria. Quindi ho fatto una valutazione: riaprire, prendendo in gestione tutto come ditta individuale. Oppure chiudere per sempre. Abbiamo riaperto, prendendo in gestione tutto. Con gli spazi della libreria affidati all’associazione Click che si occupa di corsi di fotografia”.


Viterbo - Il bistrot del teatro

Viterbo – Il bistrot del teatro


E per quanto riguarda il teatro? “Adesso ci siamo un po’ fermati – risponde Sansone -. Continuerà a chiamarsi teatro Caffeina, per una questione di storico. Rinnegare non ha senso. Il teatro si muoverà poi lungo due binari. Il primo. Stavamo pensando a un calendario con le compagnie teatrali locali.  Il secondo. Il calendario nazionale. Quest’ultimo sarà sempre gestito da Annalisa Canfora e probabilmente a gennaio riprenderanno i lavori. C’è infine una terza possibilità. Gli utilizzi esterni. Il teatro può essere affittato. Abbiamo già iniziato a dialogare con alcune realtà cittadine. Ma a causa della situazione, tutto è stato spostato alla prossima primavera”.

Daniele Camilli


Multimedia: Fotogallery: Il nuovo bistrot – Video: La rinascita


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