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“Tutela legale gratuita e possibilità di costituirsi parte civile per i braccianti sfruttati di Ischia di Castro”

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Viterbo – “Tutela legale gratuita e possibilità di costituirsi parte civile ai braccianti sfruttati di Ischia di Castro”. La proposta è della Fai Cisl del Lazio e di Viterbo, segretari generali, Claudio Tomarelli per la prima e Sara De Luca per la seconda. L’altro giorno un’intera famiglia di imprenditori agricoli di Ischia di Castro è stata arrestata dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo, coadiuvati dal nucleo ispettorato lavoro di Viterbo, dal nucleo elicotteri carabinieri di Roma-Urbe e dai carabinieri forestali.

Ai domiciliari sono finiti padre, madre e due figli. Raimondo Monni, 75 anni, la moglie Margherita Contena, 70 anni, e i figli di 49 e 38 anni, Giovanni e Salvatore Angelo. Con intimidazioni, vessazioni e minacce, avrebbero, secondo l’accusa, costretto decine di braccianti a lavorare all’interno delle loro aziende agricole in condizioni di schiavitù per poco più di un euro all’ora.

Contestualmente sono state poste sotto controllo giudiziario 5 imprese agricole, facenti parte di fatto di un’unica holding familiare.


La conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri

Viterbo – La conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri


Secondo quanto ricostruito dai militari la famiglia gestiva a Ischia di Castro cinque aziende attive nell’allevamento ovini e nella produzione di latte e lana. Oltre cinquemila capi di bestiame, e una quarantina di dipendenti, costretti a lavorare senza orari né riposi settimanali per poche centinaia di euro al mese e a vivere in alloggi fatiscenti e in scarse condizioni igieniche. 

Le indagini dei carabinieri sono scattate nel giugno del 2019. Ieri gli arresti.


Viterbo - La segretaria della Fai Cisl Sara De Luca

Viterbo – La segretaria della Fai Cisl Sara De Luca


“Sono anni che denunciamo la piaga dello sfruttamento e del caporalato – spiega Sara De Luca -. La pandemia ha accentuato il fenomeno dello sfruttamento. La gente è disperata per le condizioni economiche in cui vive. In più, i controlli sono più blandi rispetto al passato. Gli ispettori lavorano tutti da remoto e sul territorio se ne approfittano in maniera drastica”.


Ischia di Castro - Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro


Quanto sarebbe accaduto nelle campagne di Ischia di Castro nel corso di questi ultimi anni, le indagini iniziano nel 2019, avrebbe dello sconvolgente. Esemplare la ricostruzione dei carabinieri. Esemplare per i contenuti, perché descrive dettagliatamente un sistema di sfruttamento bestiale e senza precedenti nella Tuscia. Almeno senza precedenti messi nero su bianco in una ricostruzione dell’arma dei carabinieri. E’ la prima volta che non solo alle forze dell’ordine, ma alle istituzioni, alla politica, alle organizzazioni sindacali datoriali e dei lavoratori si presenta uno scenario del genere. Uno scenario peggio del previsto, sebbene più volte denunciato dai sindacati, dalle realtà che formano la Rete Antitratta coordinata da Sergio Giovagnoli e da Slow Food. Uno scenario allucinante.


Ischia di Castro - Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro


“Ad aggravare il quadro di vessazione in cui vivevano i dipendenti – spiegano i carabinieri raccontando quanto sarebbe accaduto a Ischia di Castro – è stato l’accertamento di un clima di violenza, di minaccia e di continue umiliazioni. I dipendenti venivano apostrofati anche con termini ingiuriosi, come ‘cane’ o ‘verme’, ma anche ‘servi’ (mentre ai datori di lavoro ci si riferiva con il termine ‘padroni’). Una conversazione telefonica con uno straniero che aveva chiesto lavoro si ritiene emblematica. L’anziano imprenditore capofamiglia era stato tranciante: ‘le bestie, la domenica e il sabato mangiano lo stesso come mangi te! Capisci? […] io non lo so con gli altri come hai fatto! Io quando dico è combinato per un mese, non ci sono sabati e non ci sono domeniche! Io ti pago tutti i giorni! Punto e basta! Non famo storie perché sennò stai dove sei! […] vi serve il lavoro? E andate a lavorare! […] Che giornate? Giornate te ne scrivo 5 al mese! Stop! Festa finita! Adesso lo sai! E devi sta attento eh! Devi lavorare bene e te lo sto a dì!’.


Ischia di Castro - Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro


“Cane”, “servi”, “padrone”, “bestie”. “Punto e basta! Non famo storie perché sennò stai dove sei!”. Lo schiavo e il padrone. Un mondo dove il lavoratore è né più né meno che una “bestia”. Un “cane”. E i “cani” da bastonare sono sempre gli stessi. Nell’indifferenza generale. Gli stranieri senza diritti, privati della dignità, costretti a vivere in ghetti e condannati a lavorare senza sosta la terra degli altri. Finché hanno fiato. E che se muoiono sul posto di lavoro, e muoiono di lavoro come in un campo di sterminio nazista, vengono pure trascinati da un’altra parte e lì abbandonati. Come “cani”. L’Italia ai tempi del Covid. Anche qui, in terra di Tuscia dove lo sfruttamento nelle campagne a quanto pare potrebbe non aver nulla da invidiare a quanto già accaduto a Latina, nel casertano, in Calabria, Sicilia, Puglia, Veneto, Emilia, ecc., ecc., ecc.. Perché lo sfruttamento dei braccianti, soprattutto dei braccianti stranieri, da qualche anno a questa parte è letteralmente dilagato. Ovunque. Con padroni che non guardano più in faccia nessuno. 


Viterbo - Claudio Tomarelli della Fai Cisl Lazio

Viterbo – Claudio Tomarelli della Fai Cisl Lazio


“E’ un fenomeno che crea anche il mercato – dice Claudio Tomarelli della Fai Cisl Lazio -. La grande distribuzione oltre a chiedere alle aziende i prezzi più bassi sta pretendendo il raccolto immediato, nel senso che vuole dall’oggi al domani un prodotto in grandissima quantità. Questo comporta che le aziende chiedono manodopera disponibile immediatamente senza regole e senza orario. Una situazione drammatica che con la pandemia si è accentuata”. Prezzi più bassi e grandi quantità, cosa che costringerebbe le aziende agricole a intensificare il lavoro raggiungendo, tuttavia, quantitativi fissi fin da subito. E senza possibilità di crescita. A meno che le aziende non acquistino altro terreno per aumentare quantitativi e margini di profitto. Oppure affittino parte dei terreni alle multinazionali delle energie alternative e con il ricavato vadano ad acquistare sempre altri terreni da altre aziende agricole più piccole e in difficoltà. Cosa che da anni starebbe già avvenendo in diverse parte di quello che una volta era l’Ente maremma. Raggiungere subito quantitativi fissi comporta poi che gli unici altri margini di manovra per aumentare i profitti si hanno solo intervenendo sui salari e le vite stesse dei braccianti. Pagandoli niente per farli lavorare sempre. E a quanto pare, pure senza nessuna pietà.

“Sono inorridito – ha commentato il segretario della Fai Cisl Claudio Tomarelli -. Questi lavoratori sarebbero stati sfruttati, picchiati, senza un alloggio dignitoso, costretti a vivere insieme agli animali. Su questo noi sindacati dobbiamo fare fronte comune con le istituzioni e con le aziende serie. La qualità non deriva dalla schiavitù perché così distruggiamo anche l’agricoltura”.

Daniele Camilli


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