Roma – “È urgente fare una sintesi politica prima possibile attraverso una verifica di maggioranza. Non possiamo permetterci di galleggiare, ma dobbiamo assumerci le nostre responsabilità”. E sul Recovery plan ha precisato che “un Cdm dedicato avverrà nei primi giorni di gennaio”.
Lo ha dichiarato il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno, facendo il punto sulla questione politica, economica e sanitaria. Si è soffermato in particolare sul Recovery fund, sulla crisi di governo, sulla questione vaccini e sulla riapertura delle scuole.
“Il premier non sfida nessuno, ha la responsabilità di una sintesi politica e di un programma di governo – ha precisato il presidente del consiglio -. Per rafforzare la fiducia e la credibilità del governo e della classe politica bisogna agire con trasparenza e confrontarsi in modo franco. Il passaggio parlamentare è fondamentale. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, franchi, dove tutti i cittadini potranno partecipare e i protagonisti si assumeranno le rispettive responsabilità. Ci sono due aspetti che non riesco a fare miei: uno sono gli ultimatum, che non appartengono al mio bagaglio culturale e politico. Credo che sia stato nell’ultimo discorso di Aldo Moro, e vorrei sottolineare le sue belle parole: gli ultimatum non sono ammissibili in politica, perché hanno il significato di far precipitare le cose e impedire di raggiungere soluzioni positive. Io sono per un dialogo, per il confronto, per trovare una sintesi superiore”.
“Io in questi scenari non mi ci metto – ha aggiunto Conte parlando di una potenziale crisi di governo -. Se verrà meno la fiducia da parte di una forza di maggioranza, ci sarà un passaggio parlamentare dove ognuno si assumerà le proprie responsabilità., Non voglio credere che in una scenario del genere si arrivi a una situazione del genere. Alla crisi. Io lavoro con le forze di maggioranza, non ho mai pensato di far squadra da solo. Se verrà posto il problema, se ne discuterà per cercare risposte funzionali che aiutino l’interesse nazionale. Io sono disponibile nel perimetro di soluzioni che aiutino l’interesse nazionale”.
“Fare un progetto non significa solo scrivere un titolo. Ogni progetto è di centinaia di pagine. Per il Recovery fund, dobbiamo elaborare un cronoprogramma – ha precisato il premier riguardo i fondi economici -. Quello che sino a qui è mancato è la sintesi politica finale, dove è giusto che ciascuna forza politica esprima la sua visione nella selezione finale e nella distribuzione finale delle risorse. Bisogna scegliere. Secondo me 52-54 progetti sono ancora troppo numerosi. Bisogna concentrare ancora di più le risorse a disposizione su quei progetti che hanno attitudine a trasformare definitivamente nostro paese. Nel Recovery plan ci sono significavi investimenti nel mezzogiorno, sull’alta velocità Napoli-Bari, le dorsali, la Palermo-Catania-Messina, e ancora l’Agritech a Napoli e un’altra serie di investimenti capillari. Ed altri ce ne saranno sulla povertà educativa, e quelli nel digitale su cui si investirà prepotentemente al sud”.
Parlando della questione vaccini anti-Covid ha poi spiegato: “Entro gennaio in Italia dovremo avere 2 milioni 350mila vaccini. Oltre a quello di Pfizer arriverà anche un altro vaccino, quello di Moderna, perché l’Ema dovrebbe pronunciarsi entro i primi di gennaio. Il vaccino, io stesso lo farei subito, ma cerchiamo di rispettare le priorità. i primi risultati veri si avranno, a detta degli esperti, quando avremo vaccinato 10/15 milioni di cittadini e non credo avverrà prima di aprile. Allora si concluderà la fase 1. Confidiamo di poter avere una buona percentuale di popolazione su base facoltativa”.
“Abbiamo approfittato di dicembre per un ulteriore passo avanti, in una logica di massima flessibilità – ha affermato parlando della riapertura delle scuole -. Abbiamo coinvolto i prefetti, con tutte le autorità coinvolte, per una sintesi. Abbiamo compreso che il sistema è così integrato che non è possibile decongestionare i flussi attorno alla scuola, anche per il trasporto pubblico locale, se non si integrano i comparti diversi. Le prefetture hanno avuto il compito di coordinare soluzioni flessibili, da valutare paese per paese, scuola per scuola. C’è stata disponibilità a differenziare gli orari di ingresso anche negli uffici pubblici”.
