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Viterbo – Vietato uscire dal comune nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno. Facile a dirsi, difficile (se non impossibile) a farsi. Specialmente nei paesi piccoli e piccolissimi.
Nella Tuscia sono diversi i comuni di poche anime cui toccherà fare i conti con la norma del nuovo Dpcm per il contenimento del Covid-19 che impone, nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno, di non uscire dal territorio del proprio comune, se non con un’autocertificazione che attesti una comprovata esigenza di salute o di necessità impellente.
I sindaci dei paesi del Viterbese che non arrivano ai mille abitanti oppure superano questa soglia di una manciata di unità non l’hanno presa tutti allo stesso modo.
C’è chi la bolla come un’idea “un po’ stupida anche se ovviamente necessaria” come il primo cittadino di Farnese Giuseppe Ciucci e chi, come il collega di Villa San Giovanni in Tuscia, Fabio Latini, pensa invece che “non intaccherà la popolazione perché abbiamo imparato a contenerci e ad autolimitarci già dai tempi del lockdown”.
Certo è che il momento storico che l’Italia sta vivendo è senza dubbio di emergenza e di sacrifici per tutti. Ma è pur vero che paragonare Roma a Farnese o Milano a Cellere o, ancora, Napoli a Vignanello, diventa alquanto bizzarro.
“Per il contenimento dell’epidemia – spiega Ciucci, sindaco di Farnese – l’intervento è sicuramente giusto, ma è comprensibile se lo misuriamo sulla realtà delle delle grandi città. Farlo sul piccolo territorio diventa davvero difficile. Noi, a Farnese, siamo l’ultimo paese della provincia sul territorio. Molti dei miei concittadini sono legati a Pitigliano per esempio. Famiglie e affetti che sono dislocati a pochi chilometri da qui (come a Latera che dista 7 chilometri) saranno divise, mentre chi abita a Roma può attraversare un raggio di decine di chilometri. Forse si poteva trovare un modo di commisurare la norma ai territori provinciali”.
Caso simbolico e forse tra i più significativi della Tuscia è quello dei paesi di Vignanello e Vallerano. Due piccoli comuni che territorialmente non hanno soluzione di continuità. Si esce dall’uno e si entra nell’altro senza quasi accorgersene.
Ma se la legge è uguale per tutti neanche qui saranno previste deroghe. “Molte famiglie del mio paese – racconta il sindaco di Vallerano Adelio Gregori – hanno legami di parentela con i vignanellesi. Sono rapporti strettissimi: nonni e nipoti, genitori e figli, famiglie “divise” da poche centinaia di metri e da un limite territoriale che nella quotidianità nemmeno ci si accorge di superare. Io spero che a Natale, Santo Stefano e Capodanno prevalga il buonsenso: quello delle forze dell’ordine preposte ai controlli, ma anche e soprattutto quello dei cittadini. A loro dico: evitiamo il superfluo, ma portiamo assistenza dove serve davvero”.
D’accordo anche il collega e vicino di casa Federico Grattarola, primo cittadino di Vignanello che sintetizza tutto in una frase: “Capisco quanto possa essere duro e frustrante stare lontani a Natale, ma sarebbe decisamente peggio lasciare in regalo ai nostri anziani questo maledetto virus…”.
Meno “sconvolti” dalle limitazioni imposte nel Dpcm i sindaci di Cellere e di Villa San Giovanni in Tuscia. Per entrambi la scelta di non far uscire i cittadini dal proprio comune è giusta oltre che sopportabile senza grossi contraccolpi.
“Il paese sta rispondendo benissimo alle norme anticontagio – sottolinea Edoardo Giustini, sindaco di Cellere -. Ho contatti continui con le associazioni locali e la proloco e posso dire che, per fortuna, il nostro centro non è stato colpito troppo dal virus, ma l’atteggiamento è di grandissimo rigore da parte di tutti. Per il periodo natalizio abbiamo in programmi alcuni eventi che saranno trasmessi in streaming, mentre la messa natalizia sarà anticipata ad un orario consono alle direttive, probabilmente alle 19. Quindi tutto sotto controllo”.
Concorda, sull’abitudine al rigore, anche il primo cittadino di Villa San Giovanni in Tuscia, Fabio Latini per il quale il Dpcm “non intaccherà in maniera così forte le nostre abitudini. Del resto resterà il fatto che ci si potrò comunque spostare per le necessità più stringenti e questo è quello che conta e che ci basterà. Siamo tutti consapevoli che dobbiamo limitarci e contenerci. La popolazione lo sa bene e si regola di conseguenza”.
E poi c’è Celleno. Altro piccolo comune della Tuscia, ma che con il Coronavirus ha dovuto fare i conti più di molti altri. Basti ricordare che a Celleno il Covid ha fatto 9 morti ed è il terzo centro della provincia con più deceduti dopo Viterbo e Montefiascone che però sono ben più popolosi.
“Noi sappiamo cos’è il sacrificio – dice il sindaco di Celleno Marco Bianchi -, lo abbiamo già sperimentato quando siamo stati zona rossa e quindi non uscire dal comune nei tre giorni di festa non sarà un problema. Certo il nostro è un piccolo paese rispetto a una grande città ma penso che sarebbe stato davvero molto complicato trovare un criterio alternativo a questo del territorio comunale per limitare gli spostamenti. Accetteremo di buon grado queste restrizioni perché serviranno ad evitare problemi molto più grandi”.
Francesca Buzzi





