Don Gianni Carparelli
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In dialogo rispettoso tra Carlo Galeotti, Francesco Mattioli e io.
Sono opinioni a confronto per stimolare la riflessione e lo scambio di riflessioni. Parto dall’ultimo di Mattioli in forma di replica a “We shall overcome” del direttore Carlo Galeotti. E di Mattioli, amico che stimo e rispetto, prendo l’ultima riga del suo contributo pensando a “Riusciremo a farcela” di Joan Baez.
Articoli: We Shall Overcome di Carlo Galeotti – Cambieremo le prassi, lo spirito non so… di Francesco Mattioli
Mattioli termina dicendo: “Cambieremo la prassi. Per lo Spirito non so. Vedremo sui tempi lunghi”. E mi permetto di citare Platone, non perché io creda ciecamente nell’ipse dixit, ma perché mi piace e mi sfida quello che ha scritto: “Prima di pensare a cambiare il mondo, fare rivoluzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro cuore, fatevi regnare l’ordine, l’armonia e la pace. Solo dopo cercate delle anime che vi assomigliano e passate all’azione”. Preferite Socrate? “Chi vuole muovere il mondo, prima muova sé stesso”. Se cambieremo le nostre abitudini quotidiane, lasciando però inalterato lo “spirito”, prima o poi le abitudini ritorneranno e più aggressive di prima.
Ho letto che la gente nutre due sentimenti e aspettative: speranza e cambiamento. Ci sono domande legittime per le quali non ho risposte che non rischino di essere frasi d’occasione o devote. Impareremo a rispettare la natura in tutte le sue forme? Impareremo a sprecare meno a dispetto di chi non ha neppure il necessario? Troveremo soluzioni per la plastica che uccide gli abitanti degli oceani?
E l’inquinamento atmosferico? Impareremo a mangiare più sano e non solo inseguendo mode appetitose? Saremo più accoglienti con chi fa fatica a vivere o fugge da situazioni per le quali dire disumane è un eufemismo? Riusciranno i giovani nell’economia ormai globale, a creare spazi di giustizia che pensa a tutti oppure continueremo a ingrassare le banche con i profitti che appartengono a pochi? Impareremo a ascoltare la voce di chi implora di non affossare le arti, la musica, la poesia, in fondo alla lista, ma di riportarle sui banchi dove si prepara il futuro che non è solo informatica e intelligenza dei robot?
Useremo i meravigliosi progressi tecnologici per conoscere meglio l’universo e facilitare le relazioni umane tra i popoli? Sapremo inventare forme per abbattere le frontiere e i muri che dividono una umanità che è “nata” insieme e sente grande nostalgia di “comunione”, contro invece le lotte fratricide frutto di interessi tribali in versione postmoderna?
Sapremo, e permettetemi un salto nel linguaggio del profeta Isaia, sapremo trasformare le armi sempre più ‘intelligenti’ in strumenti di progresso e servizio? Riusciremo a scegliere come guide dei popoli persone competenti e non solo, ma anche attente, coerenti, oneste, sensibili? Riusciremo a convincere i responsabili delle religioni a camminare insieme e a smettere di farsi la guerra per dimostrare che il “loro Dio” è l’unico vero?
E che la fede non è una cerimonia diversa dalle altre, non è vestire d’oro le tombe dei santi poveri, non è sperare nei miracoletti di quartiere per giocare al lotto o tutto quello che è diventato il vocabolario delle religioni. E, non posso dimenticarlo perché mi riguarda anche personalmente: saremo capaci non solo di pensare a quello che gli altri dovrebbero fare, ma anche e soprattutto a quello che io, che tu, posso fare e possiamo fare?
Ce la faremo a superare le manie inutili che portano profitti, per entrare nel mistero della vita e immergerci dentro per tornare alla “sorgente” come i salmoni dell’Alaska che nuotano controcorrente e risalgono per fecondare le uova della nuova vita?
Mamma mia, che illuso che sono! Sto forse riproponendo l’impossibile, così non facciamo nulla? No! Sto proponendo la speranza ma senza pretendere di vedere i risultati. Non li vedrò. Sono i tempi lunghi dell’amico Mattioli. Sono i tempi lunghi della storia. Ma il cammino inizia con i miei piedi e le mie mani. Ancora ci credo e prego. Prego? Diceva madre Teresa: “Prima pensavo che la preghiera cambiasse le cose, ora ho capito che la preghiera cambia noi e noi cambiamo le cose”. Anche se non credi, la verità è che il cambiamento inizia a casa tua e a casa mia. Se lo facciamo insieme, facciamo prima. E i tempi lunghi si accorciano.
Gianni Carparelli
