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“In campo con tutte le forze dell’ordine per scortare i vaccini anti Covid…”

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Giancarlo Sant'Elia

 Il questore Giancarlo Sant’Elia


Viterbo – “In campo con tutte le forze dell’ordine per scortare i vaccini anti Covid”. I primi mesi nella Tuscia, l’analisi dei reati durante il Covid, la particolare situazione della violenza di genere durante l’emergenza sanitaria e il trasporto dei vaccini.

Il nuovo questore di Viterbo, Giancarlo Sant’Elia, fa un primo bilancio del suo lavoro sul territorio, parla dei reati che non hanno subito cali nemmeno con l’emergenza Covid e del lavoro della polizia in questo frangente.

Non ultimo il trasporto dei vaccini al Belcolle e alle strutture sanitarie provinciali di concerto con le altre forze dell’ordine.

Come sono andati questi primi mesi nella Tuscia, com’è il territorio?
“Provenendo da Roma, la sensazione è quella di essere arrivato in una realtà piuttosto tranquilla, senza particolari picchi preoccupanti dei crimini. A fronte di una città di 70mila abitanti quale è Viterbo con una provincia enorme composta da 60 comuni e 350mila abitanti c’è un impegno forte sia da parte della polizia che da parte delle altre forze dell’ordine perché arriviamo a numeri consistenti. Tuttavia la situazione non è allarmante, possiamo dirlo in particolare di quest’anno caratterizzato e condizionato dall’emergenza sanitaria, indiscutibilmente la curva dei crimini ha subito una flessione. 

Quali sono i numeri?
“Nel primo semestre 2020 rispetto al primo semestre 2019, c’è una diminuzione del 25% dei reati commessi, più un aumento di arresti e denunce del 5%. Quindi la curva è calata ma allo stesso tempo il numero di arresti ci dice che le forze dell’ordine comunque fanno il loro dovere sempre e comunque, fino in fondo, non ci adagiamo”.

C’è un settore criminoso dove agire maggiormente?
“Ci sono due fenomenologie a cui prestiamo particolare attenzione. La prima è quella dei reati predatori, i furti soprattutto, sono un reato particolarmente odioso che crea allarme sociale. Pur essendo in calo nel quadro generale – 418 furti nel 2020 contro i 624 del 2019 – rimane comunque preoccupante. Non abbassiamo mai la guardia anche se è un tipo di reato che sfugge, il più delle volte, alla possibilità di un intervento immediato e alla flagranza di reato. Poi è chiaro che si cerca di sviluppare un’attività investigativa per risalire ai responsabili”.

E l’altro qual è?
“L’altro fenomeno criminale che non risente del Covid ed è sempre attivo è lo spaccio di droga e i reati ad essa connessi. Non a caso quest’anno la squadra mobile di Viterbo ha sequestrato complessivamente 22 chili di droga di vari tipi – 4 chili di cocaina, 15 chili di marijuana e tre chili di hashish – e ha eseguito un certo numero di arresti a dimostrazione del fatto che questo è un tipo di reato che non cala e non va in pensione. La domanda è sempre alta, l’offerta è altrettanto alta e in presenza del Covid si trovano altre situazioni, varie strategie per portare a termine lo spaccio di droga. Nel deserto da Covid e nella poca frequentazione delle strade lo spaccio avviene in forme più occulte, nascoste, si è spostato in luoghi chiusi”.

Come è andata la situazione della violenza di genere? Le vittime con il lockdown hanno più difficoltà a contattarvi?
“Ovviamente dobbiamo ragionare solo sui dati oggettivi perché non siamo in grado di conoscere questi fenomeni all’interno delle mura domestiche finché non vengono denunciati, anche questo è un tipo di reato occulto finché la vittima non richiede aiuto. Il lockdown ha avuto la sua influenza, purtroppo, perché complessivamente, facendo un paragone con l’anno precedente e sommando i reati di violenza di genere (maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, violenze sessuali) abbiamo 258 denunce nel 2019 e 186 nel 2020. E’ comunque un numero significativo che ci fa capire che questo tipo di reato sussiste, che è una piaga di questa società. La flessione rispetto all’anno precedente ci fa comprendere, purtroppo, che c’è stata una riduzione delle chiamate probabilmente proprio perché il lockdown ha costretto le donne (l’80% delle vittime sono donne) a non poter richiedere l’aiuto delle forze dell’ordine perché costrette in casa in presenza del partner. Comunque in un certo modo queste 186 denunce sono da interpretare anche positivamente perché una richiesta di aiuto nonostante il Covid, c’è comunque stata”.

Come incoraggiare a denunciare?
“Noi qui abbiamo – come le altre forze dell’ordine e in particolare i carabinieri – personale specializzato in questo tipo di crimine, c’è una sezione specifica presso la squadra mobile della questura di Viterbo. Al di là della sezione specializzata a disposizione 24 ore su 24, c’è una struttura composta dal 113, un ufficio aperto sempre 24 ore su 24 a cui le donne possono  rivolgersi telefonicamente e personalmente. Nel momento in cui contattano le forze dell’ordine scatta il protocollo di protezione, il Codice rosso per l’accoglienza e la tutela della donna e dei figli, ed entra in azione il centro antiviolenza, qualsiasi sia la richiesta di aiuto, sia sotto forma di denuncia che semplicemente attraverso una richiesta telefonica o la vicina della vittima che si fa carico di segnalare chiedendo il nostro intervento. C’è sempre una risposta immediata non solo per legge – visto che le norme si sono accelerate enormemente – ma anche da un punto di vista professionale e umano, noi  della questura siamo pronti ad accogliere qualunque tipo di richiesta d’aiuto”.

Com’è è cambiato il lavoro della polizia nel periodo di Covid?
“Quest’anno abbiamo operato su due direttrici: la prima è quella classica, cioè la nostra attività di prevenzione e repressione dei reati in genere e la tutela dell’ordine pubblico. Nonostante l’emergenza sanitaria così pressante e preoccupante che ci ha portato a destinare una parte delle nostre energie mentali, professionali e fisiche al Covid, non ci siamo mai dimenticati della nostra principale attività istituzionale. Questo triplice fronte ci impegna tutti i giorni, non ci ha mai visto venire meno”.

E la seconda?
“La seconda direttrice è composta dai Dpcm che si sono susseguiti nel corso dell’anno e che hanno limitato alcuni diritti costituzionali  dei cittadini, la libertà di movimento e quant’altro. Quindi su questo fronte ci siamo dovuti misurare organizzando, innanzitutto, una molteplicità di servizi dedicati al rispetto delle norme: ci sono stati molti tavoli tecnici interforze, ci sono state attività per cui le pattuglie potessero dedicarsi alla tutela e al rispetto dei Dpcm. Interventi nuovi nei quali ci siamo dovuti confrontare rispetto alla normale casistica, quindi assembramenti di giovani con o senza mascherine, persone radunate in un bar piuttosto che in un ristorante piuttosto che nelle piazze dove il sindaco aveva disposto il divieto di assembramento. Siamo intervenuti a volte in via persuasiva, facendo capire alle persone che non era il caso, a volte in via sanzionatoria per cui evidentemente le circostanze erano tali da ricorrere agli strumenti che i Dpcm ci hanno fornito, ovvero multe dai 400 euro in su che a volte abbiamo dovuto infliggere. Solo la questura ha erogato 258 sanzioni amministrative. Non è che abbiamo avuto a che fare con delinquenti o con pregiudicati, ci siamo dovuto avvicinare ai cittadini, molte volte gente per bene, e garantire il rispetto delle normative Covid. I primi tempi c’è stato un approccio molto soft e sanzioni laddove si è reso necessario”.

In generale avete trovato collaborazione da parte dei cittadini?
“La cittadinanza ha collaborato molto, non ci sono casi di reazioni avverse ai richiami dei poliziotti, una città collaborativa complessivamente. Tolti alcuni assembramenti, la città ha risposto bene, non ci sono state particolari criticità che ci hanno costretto ad interventi più duri”. 

Assembramenti di giovani?
“Sì, parliamo soprattutto di giovani nei tipici luoghi di ritrovo della città, il McDonald’s piuttosto che la piazza. Nel momento in cui svolgevamo questi servizi interforze c’è stata una suddivisione della città fatta tenendo presenti i luoghi abituali di raduno soprattutto dei giovani”. 

C’è stata difficoltà nell’interpretazione dei Dpcm?
“Sono state tante le chiamate arrivate al 113 per chiarimento. Man mano che venivano emanati Dpcm, man mano che arrivavano circolari chiarificatrici, tra me e i miei più stretti collaboratori ci sono stati briefing di approfondimento e di analisi. Poi, a nostra volta, trasmettevamo questi chiarimenti al personale di pattuglia affinché gli operatori avessero loro in primis le idee chiare su cosa fare e cosa non fare e, soprattutto, dare delle risposte ai cittadini nel momenti in cui ci chiedevano delucidazioni”.

Cosa vi aspetta adesso?
“Ora siamo nella fase in cui le forze dell’ordine – polizia stradale ma in seguito anche carabinieri e guardia di finanza – si occupano di scortare i carichi dei vaccini destinati all’ospedale Belcolle. La polizia stradale li scorta da Roma (Spallanzani o aeroporti) al Belcolle. Poi, insieme a carabinieri e guardia di finanza, i carichi dei vaccini vengono destinati alle strutture sanitarie provinciali individuate a loro volta come luoghi di deposito in cui conservarli in attesa della distribuzione”.

Elisa Cappelli


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