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Conte, il trasformismo e Checco…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Diciamocelo. Non se ne può più di ascoltarli e di sentirne parlare ad ogni ora del giorno e delle notti dalla tv accesa nei nostri domicili coatti. E’la democrazia dicono, ma uno che se ne intendeva perché aveva governato l’Inghilterra, il socialista Clement Attle, testimoniava che essa, se significa governare attraverso la discussione, “si attua solo se, a un certo punto, riesci a far smettere di parlare”.

Invece, nonostante il rischio di contagio quando si apre bocca, ci vorranno ancora una decina di giorni di chiacchiere per sapere se ci governerà Conte o chi altro.

Quando il presidente del consiglio ha detto ai deputati e ai senatori:”Chiedo a tutte le forze politiche: aiutateci!”, è ricorso al trucco del mestiere più antico del mondo, il “trasformismo”. Quello che, da noi, fin dallo stato unitario è sempre stato uno dei modi in cui può funzionare il sistema parlamentare.

Ne fu teorizzatore e maestro il capo della Sinistra di allora, Agostino Depretis, politico di Stradella, per il quale: ”Mentre si era soliti dire che il governo rappresentava un partito, noi intendiamo governare accettando l’appoggio di tutti gli uomini onesti e leali, di qualsiasi gruppo”. Ad eccezione, delle ali estreme del parlamento e con una qualche giustificazione cultural politica: “se qualcuno vuole accettare il mio programma e diventare progressista, come posso respingerlo?”  Un po’ come quando Conte  ha rivolto  l’appello a “europeisti, liberali, popolari, socialisti”, candidandosi  così ad un posto nella folta schiera di quelli che Pareto definiva: “pronti a seguire tutte le vie che assicurino la maggioranza, salvo cambiare completamente rotta non appena cambia il vento”.

Non c’è da trarne scorno, peraltro, se uno dei maggiori studiosi dell’Italia moderna, Denis Mack Smith, ha definito Depretis “una delle personalità più degne di rispetto” seppure “ non un grande uomo – e l’Italia in quel momento aveva bisogno di un grande uomo –abile però nelle manovre politiche, moderato quanto basta, abituato ad aggirare i problemi piuttosto che affrontarli direttamente”. Ricorda qualcuno?

Comunque, nel parlamento a cui lo statista di Stradella si rivolgeva erano “presenti tanti deputati inesperti” conseguenza della imprevista maggioranza ottenuta alle elezioni da un solo partito (380 contro 130) che aveva “portato con sé un abbassamento della qualità dei deputati”.

Tra questi – racconta Giovanni Ansaldo nella storia del maggior allievo trasformista di Depretis, Giovanni Giolitti, “il ministro della malavita” – era oggetto di grande curiosità, da parte delle dame del corteo reale che accompagnò  re Umberto alla cerimonia di apertura di  Montecitorio, un bizzarro personaggio da tutti chiamato Checco: “uno stalliere instivalato” favorito da Depretis  e votato dalla piccola borghesia romana  “ in un impulso di sovversivismo antiparlamentare per protestare contro non si sapeva che cosa. Dov’è Checco? Dov’è Checco? La gente non cercava che lui…”.

E pure questo, ahimè, non è una novità.

Renzo Trappolini


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