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Dante, il Conclave e l’uccisione di Enrico di Cornovaglia. Che farà il comune per ricordarli?

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Viterbo - La rievocazione del conclave

Viterbo – La rievocazione del conclave


Viterbo – Saranno almeno tre gli eventi molto importanti da ricordare per Viterbo nel 2021: il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, il 750esimo anniversario della fine del più lungo conclave della storia della Chiesa e l’uccisione di Enrico di Cornovaglia all’interno della chiesa del Gesù legato all’elezione del nuovo pontefice e citato anche dal Sommo Poeta nella Divina Commedia.

La prima data riguarda la presenza di Dante nella nostra città. Come ho già scritto in un mio precedente articolo non è dimostrato che il Poeta sia stato, o transitato, a Viterbo. Nessuna cronaca o statuto, nessuno storico, pur bene informato sul passato di Viterbo, ci ha dato mai certezze o prove inconfutabili su questo.

Eppure Dante Alighieri parla tanto di Viterbo per non averla conosciuta affatto. Anzi, i suoi precisi riferimenti, non danno certo l’impressione che lui abbia scritto per sentito dire.

In particolare per quanto riguarda le particolareggiate citazioni del Bulicame e la descrizione dell’incontro con Papa Adriano V che confessa di essersi convertito in punto di morte; e il papa era spirato a Viterbo confortato dai frati di San Francesco e questi ultimi, trent’anni dopo, gli avrebbero suggerito, in qualche modo, questo prezioso particolare.

E poi Dante fa riferimento a Viterbo citando le figure di Enrico di Cornovaglia e Guido di Montfort, la Prigione della Malta (in piazza del Sacrario), il dottore della chiesa San Bonaventura da Bagnoregio, il bandito Rinier da Corneto, e i papi Clemente IV, Adriano V, Martino IV e Giovanni XXI.

Tanti personaggi e tante situazioni delle quali Dante avrebbe soltanto sentito parlare? Rimane il sospetto che lui a Viterbo ci sia proprio passato, magari per andare a Roma in occasione del Giubileo del Trecento.

La seconda data da ricordare riguarda il più lungo conclave della storia della Chiesa sul quale sono stati spesi fiumi di inchiostro. Durò dal 1268 al 1271 e si concluse con l’elezione di Tedaldo Visconti che prese il nome di papa Gregorio X.

La terza data da ricordare è venerdì 13 marzo 1271, fra circa sessanta giorni, e riguarda il 750esimo anniversario dell’uccisione del principe Enrico di Cornovaglia all’interno della chiesa del Gesù. Fatto che ricorre in tutti gli annali dell’epoca e ricordato da Dante nella Divina Commedia (Inferno XII, 115-120):

“Poco più oltre il centauro s’affisse
sovr’una gente che ‘nfino alla gola
parea che di quel Bulicame uscisse.

Mostrocci un’ombra dall’un canto sola
Dicendo: “ Colui fesse in grembo a Dio
Lo cor che ‘n su Tamici ancor si cola”.

In quei giorni Viterbo riscontrava la presenza di tanti personaggi di primissimo piano e autentici protagonisti della vita politica europea. Tra questi i due sovrani regnanti Carlo d’Angiò e Filippo III di Francia, e lo stesso Enrico di Cornovaglia figlio di Riccardo di Cornovaglia re di Germania e cugino di Edoardo I d’Inghilterra.

Tre eventi per Viterbo che dovranno essere ricordati in modo significativo. Non basteranno, questa volta, le proiezioni di luci colorate sugli edifici più importanti, perché ci vorrà qualcosa di più profondo e che lasci il segno.

In particolare sarebbe importante che il comune di Viterbo, considerato che questi tre grandi eventi sono legati tra loro dalle citazioni del sommo poeta, promuovesse almeno un convegno di studi per approfondire, e magari chiarire, la presenza di Dante Alighieri a Viterbo tanto da poterla chiamare, semmai gli studi lo dimostrassero, tra i tanti appellativi, anche quello di città dantesca.

Silvio Cappelli


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