Roma – La riapertura delle scuole superiori era prevista per domani, ma a tornare sui banchi tra poche ore saranno gli studenti di sole 3 regioni italiane.
Scuola – una classe
Riapriranno infatti i battenti le scuole secondarie di secondo grado di Abruzzo, Toscana e Valle D’Aosta, che in classe accoglieranno come già stabilito il 50 per cento degli studenti. Tutte le altre regioni continueranno invece per il momento con la didattica a distanza. Unica eccezione il Trentino Alto Adige, dove gli studenti di tutte le classi sono rientrati a scuola il 7 gennaio.
Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Veneto, Calabria e Sicilia hanno deciso, per il momento, di rimandare le lezioni in presenza al primo febbraio. Didattica a distanza fino al 18 gennaio per Lazio, Liguria, Molise, Piemonte e Puglia. Campania, Emilia-Romagna, Lombardia e Umbria dovrebbero invece far tornare gli studenti sui banchi il 25 gennaio.
La decisione presa dalla maggior parte dei presidenti di regione di rimandare la riapertura delle scuole è in contro tendenza rispetto alla linea dettata dal governo e, in particolare, dalla ministra dell’istruzione Lucia Azzolina. Durante il consiglio dei ministri del 4 gennaio, infatti, l’esecutivo aveva stabilito la ripresa delle lezioni in presenza dal 7 gennaio per elementari e medie, mentre le scuole superiori avrebbero riaperto l’11 con il 50 per cento degli studenti in classe. Sono inoltre previsti per domani alcuni sit-in di studenti e genitori per protestare contro la decisione di rimandare la didattica in presenza.
La ministra dell’istruzione Lucia Azzolina non ha nascosto il suo disappunto per la decisione presa da molti presidenti di regione. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha affermato: “Dove è quasi tutto aperto, gli studenti al pomeriggio possono andare a prendere l’aperitivo, mentre non possono andare in classe con la mascherina, l’igienizzante e i banchi separati. Il punto è culturale, non sanitario”.
Edoardo Venditti
