Attilio Manca
Viterbo – Caso Attilio Manca, la famiglia che non si è mai arresa alla morte per overdose dell’urologo 35enne di Belcolle trovato cadavere nella sua abitazione della Grotticella nel 2004, torna a parlare delle presunte lacune nell’inchiesta.
Un “delitto avvolto in troppi misteri” secondo i genitori del giovane medico originario di Barcellona Pozzo di Gotto, che tramite l’avvocato Fabio Repici tornano a dire: “Hanno passato anni a occultare la verità”.
“Noi siamo certi – riporta l’Agi – che nostro figlio Attilio sia stato ucciso e che quella droga gli sia stata iniettata da terzi”. Sono le parole di Angela e Gioacchino Manca indirizzate al presidente della terza sezione penale della corte di appello di Roma Gustavo Barbalinardo.
Manca, che a soli 32 anni aveva eseguito il primo intervento per tumore alla prostata in laparoscopia in Italia, avrebbe operato a Marsiglia il boss Bernardo Provenzano alla prostata. Per questo, secondo la famiglia, sarebbe stato ucciso, vittima di un delitto di mafia. Ma l’unica condanna è stata quella di Monica Mileti, la donna romana che gli avrebbe ceduto la droga, durante un incontro nella capitale avvenuto il 10 febbraio 2004.
Ma fra questo appuntamento ed il momento del ritrovamento del corpo – scrive l’Agi – c’è un buco di almeno 36 ore. Cosa è accaduto al giovane medico in questo lasso di tempo? L’ultimo segnale con il mondo Manca lo invia alla madre, con una telefonata la mattina dell’11. Telefonata che manca dai tabulati allegati alle indagini.
Resta la domanda senza risposta: quando morì Manca?
Erano le 11,45 del 12 febbraio 2004 quando un medico del 118 ha attestato il decesso di Manca nella sua abitazione. Morto circa “dodici ore prima”, si legge nell’annotazione dell’ufficio prevenzione generale della questura di Viterbo.
