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Viterbo – “Non bisogna trasformare la fede in una barzelletta, Sant’Antonio era il santo della semplicità. Va bene celebrare questa giornata con il rito del focarone, con le corse dei cavalli e con la benedizione degli animali, ma non bisogna dimenticare il significato originario di questa tradizione”. Con queste parole don Gianni Carparelli ha celebrato questa mattina la messa nella chiesa di Santa Maria di Castel d’Asso. Al termine della celebrazione, fuori la chiesa, la benedizione degli animali.
Quest’anno l’emergenza sanitaria impone delle particolari limitazioni, ma i fedeli si sono ritrovati nello spazio all’aperto per rinnovare comunque la tradizione, insieme ai loro cani e ai loro cavalli.
“Siamo qui – ha detto don Gianni Carparelli – per una benedizione breve ed essenziale da cui si deve vedere il rispetto che noi abbiamo per la natura e le persone”.
Le parole di don Carparelli invitano a riscoprire il significato originario della festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. “Abbiamo iniziato questa celebrazione – ha spiegato don Carparelli durante la messa – con il canto Laudato si’ in ricordo di San Francesco che tanto amava gli animali. Non bisogna superare il significato originario di questa giornata. Non bisogna trasformare la fede in una barzelletta. Vanno bene le cene, il fuoco, le corse dei cavalli, ma oggi non è solo questo. Sant’Antonio Abate era il santo della semplicità”.
La riflessione poi sulla natura. “Dobbiamo riflettere anche sullo sfruttamento della natura da parte dell’uomo – ha aggiunto -. Preghiamo affinché boschi, laghi, fiumi vengano rispettati e che poi non si rivoltino verso di noi”.
All’esterno della chiesa di Santa Maria di Castel d’Asso, al termine dell’omelia, è stata invocata la benedizione sugli animali. Sotto un timido nevischio si sono radunati dei cagnolini, cavalli e animali della campagna.




