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Viterbo – Quattro volte no a al deposito rifiuti radioattivi a Viterbo. Tanti quanti gli ordini del giorno presentati dal consiglio comunale e alla fine confluiti (con una certa fatica) in un unico documento votato all’unanimità.
Perché su un punto non c’è discussione: dalla maggioranza all’opposizione, dai partiti politici ai movimenti civici, netta contrarietà all’insediamento. Poi, ci sono le sfumature. Evidenziate nei vari odg di FdI, Lega, Ciambella (Pd) e quello del sindaco Giovanni Arena.
Quest’ultimo riprende l’analogo provvedimento approvato dall’amministrazione provinciale, ente che ha fatto da raccordo con i vari comuni.
Che a presentarlo sia il primo cittadino mette in una qualche difficoltà il centrodestra. Arena è sindaco di tutti, che partiti della stessa maggioranza votino altri documenti, se tecnicamente è possibile, politicamente è quantomeno poco elegante. Quasi un voler scavalcare il sindaco. Magari solo apparenza, ma l’apparenza è anche sostanza in politica.
Un bel problema. Il paradosso nella seduta di ieri arriva quando a favore di Arena si alza la voce di tutto il Pd. A cominciare dal capogruppo Alvaro Ricci, che spiega come di fronte a un documento del primo cittadino, il suo partito abbia ritirato il proprio, nella certezza che si sarebbe arrivati dare l’ok a quello di Arena. Anche Francesco Serra e Lina Delle Monache perorano la causa della mozione unica, quella del primo cittadino nel caso specifico. Altrettanto Giacomo Barelli (Forza Civica), così come Chiara Frontini (Viterbo 2020), che è per un ordine del giorno unico, al di là delle primogeniture.
C’è chi fa notare come in regione i vari gruppi abbiano approvato diversi ordini del giorno di contrarietà al deposito. Non fa “giurisprudenza”, perché in consiglio regionale non ce n’era uno a firma Zingaretti, fa sommessamente notare Massimo Erbetti (M5s).
Si va avanti per un bel po’. Dal centrodestra non c’è preclusione a dare il via libera a un solo odg. Come in un puzzle, il documento proposto dal sindaco viene completato con i “pezzi” degli altri, le peculiarità che il “principale” non aveva e alla fine arriva il sospirato voto. A uno solo. Gli altri tre sono ritirati.
Sono 22 su 67 i siti potenzialmente idonei individuati nella Tuscia. Ma come ha già fatto la regione e anche la provincia, sono diverse le ragioni per opporsi. Vocazione e caratteristiche del territorio, il fatto che in materia nucleare la Tuscia ha già dato.
“Lo studio individua 67 possibili siti – spiega il sindaco Arena che ha un passato all’Arpa – già questo a me sembra un motivo per contestarlo. Le alternative avrebbero dovuto essere due o tre. Con un numero così alto, invece, si mettono i territori uno contro l’altro”.
Ventidue sono individuati in vari comuni della Tuscia. “Esistono territori che di certo sono maggiormente predisposti rispetto alla nostra provincia – asserisce Arena – la nostra vocazione è altra, non possiamo certo accettare la realizzazione”. E in consiglio comunale lo hanno detto in modo chiaro. Quattro volte.
Giuseppe Ferlicca
