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Viterbo – Il crollo del muraglione di Largo Cavalieri Costantiniani del 17 gennaio scorso non può non farci ritornare in mente il crollo delle mura castellane che, all’alba della mattina del 19 gennaio 1997, svegliò la città di Viterbo per il cedimento di circa 40 metri della cinta muraria compresa tra porta Fiorita e porta del Carmine. La causa è sempre la stessa: lo stato agonico, quasi ormai irreversibile, di monumenti e di altre testimonianze materiali che hanno comunque lo stesso valore di civiltà.
Il muraglione rovinato a terra in Largo Cavalieri Costantiniani, infatti, è inserito e integrato sui resti delle primitive mura urbane che proseguivano dal lato nord del colle del Duomo verso il centro della città.
Resti di mura che stanno a testimoniare quando nell’XI secolo la città inizia a prendere una sua fisionomia. Per questo, e non solo, meriterebbero più rispetto.
Venticinque anni fa il prefetto dispose una verifica su tutta la cinta muraria e sarebbe opportuno, anche oggi, conoscere se ci sono altri pericoli imminenti di crolli oppure no. Prevenire è sempre meglio che curare.
E’ colpa delle piogge abbondanti? E’ colpa del traffico veicolare delle vie circostanti? E’ colpa di interventi di manutenzione sbagliati?
Lo storico Andrea Scriattoli, e non solo lui, in “Viterbo nei suoi monumenti” del 1915 già scriveva: “… la cinta muraria… compresa una gran parte delle torri che la muniscono, non è dappertutto protetta abbastanza dalle ingiurie che le arrecano più gli uomini che i tempi… l’inutilità attuale delle mura urbiche non giustificherebbe oggi le minuziose premure che ebbero per esse gli antichi edili della città, ma il rispetto che si deve alle memorie del passato non consentirebbe che se ne trascurasse la conservazione”.
Silvio Cappelli



