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Leonardo Sciascia |
Viterbo – Riceviamo e pubblichaimo – Caro Direttore, “Sciascia? Attuale come Dante o Shakespeare” così titolava il 29 giugno 2019 il tuo quotidiano in un articolo scritto da un giovane della Tusciaweb academy riprendendo una frase di Matteo Collura durante la presentazione del libro “il maestro di Regalpetra..Vita di Leonardo Sciascia” durante l’ultimo festival Caffeina tenutosi a Viterbo.
E da qui mi faceva piacere partire per ricordare, oggi 8 gennaio 2021, anche nella nostra città il centenario della nascita del grande scrittore siciliano per il quale sono iniziate in tutta Italia le manifestazioni del comitato nazionale per il centenario sciasciano, presieduto dalla senatrice Emma Bonino.
Da parte mia nessuna critica letteraria, nessuna esegesi di un autore così importante (per le quali non avrei né le capacità né i titoli) ma solamente il ricordo, nel senso etimologico della parola del “ritornare indietro col cuore ( dal latino: re- indietro cor cuore. Richiamare in cuore.), di un ragazzino di 13 anni che dopo la lettura in classe terza media (consigliato dalla professoressa di italiano dell’epoca) del “Giorno della Civetta”, ha passato i mesi e gli anni successivi a leggere e rileggere, cercando di farne tesoro, tutti i libri dell’autore, dal ‘Candido ovvero in viaggio fatto in Sicilia’ a ‘Todo Modo’, da ‘A ciascuno il suo’ ‘All’Affaire Moro’, dal ‘Contesto. Una parodia’ a ‘Morte dell’inquisitore’. E così via fino appunto alla sua biografia scritta da Matteo Collura.
Un ricordo personale, senza alcuna velleità intellettuale, di come non solo la letteratura ma in particolare anche l’impegno politico del “maestro di Regalpetra” abbia segnato la “formazione ” di un ragazzo (e come me credo di tanti altri) che non ha vissuto direttamente l’impegno parlamentare di Sciascia (avevo solo 7 anni nel 1983 anno delle dimissioni da deputato) ma che la passione politica ha condotto nel tempo a leggere e rileggere i suoi interventi alla camera dei deputati contenuti in un libro ” Sciascia deputato radicale 1978-1983″ (kaos editore).
Un volumetto curato dal giornalista Lanfranco Palazzolo che ne ha pazientemente collazionato i (rari) interventi parlamentari e le interviste su temi politici. Un libro da cui si evince la passione civile che nel giugno 1979 portò lo scrittore dentro il parlamento da cui deluso, tuttavia si dimise senza rimpianti nel 1983.
A convincere Sciascia dell’opportunità di candidarsi nelle liste radicali al parlamento era stato un libro, ‘L’Affaire Moro’, una interpretazione sofferta, e per certi aspetti profetica, del destino di un uomo e di una classe dirigente, come qualcuno ha avuto modo di definirlo.
Sciascia fu infatti poi anche commissario del Partito Radicale in seno alla prima commissione Moro per la quale ha redatto la relazione di minoranza, relazione da leggere quasi come un romanzo (furono in tutto cinque le relazioni di minoranza a corredo di voti contrari alla relazione di maggioranza o di astensioni).
Come ricordava qualche anno fa il compianto Massimo Bordin (uno dei maggiori conoscitori di Sciascia): “In quelle poco più di cento pagine c’è già tutto l’essenziale. Gli elementi più controversi sono messi in fila fornendo a essi, fin dove è possibile, una spiegazione plausibile…, Sciascia già allora fu capace di prevedere quel che sarebbe successo, la confusione che si sarebbe creata… tuttavia le conclusioni sullo stato del paese sono più inquietanti delle più apocalittiche fra le tesi complottiste…”.
Da leggere e rileggere anche le trascrizioni degli interventi pronunziati, durante i lavori della commissione d’inchiesta Moro, nell’interlocuzione di Sciascia con autorevoli testi come Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Benigno Zaccagnini, Eleonora Moro, Enrico Berlinguer.
Un impegno parlamentare evidenziato anche dai tanti discorsi in aula sui temi della mafia e del terrorismo, brevi discorsi del deputato radicale che rivelano l’irriducibile alterità dello scrittore siciliano rispetto a schieramenti divisi addirittura nemici, ma lineari se valutati col criterio della convenienza.
Una solitudine di Sciascia nell’ambiente naturale dei professionisti della politica è bene espressa dall’incipit del discorso pronunziato il 23 gennaio 1980: “Signor presidente, signori colleghi, una delle cose che più mi sgomentano in questa mia breve esperienza parlamentare è la constatazione di una doppiezza tra il dire e il fare e tra il dire e il dire, che si realizza con scarti minimi di tempo e di spazio, cioè tra quest’aula e il cosiddetto transatlantico; tra quello che si dice e si fa in quest’aula e quello che si dice prima di entrarvi o appena usciti… “.
Interventi, quelli di Sciascia, mai banali e spesso controcorrente rispetto agli umori della sua stessa parte politica.
Così descrisse il parlamento visto” da dentro il palazzo ” il 20 giugno 1979 sulle pagine del Corriere della sera con un’immagine di grande attualità che sembra dipingere una qualsiasi sessione dei nostri giorni: “Da un banco alto della sinistra guardavo quelle centinaia di facce confitte nei gironi degli scanni e sentivo le voci raccogliersi indistinte, salire, gonfiarsi e ribollire come una nuvola. Una sorda e grigia umanità di condannati che si considerano eletti. Solo che si sentissero condannati: e sarebbero meno sordi, meno grigi. Al contrario che nel regno di Dio, in una Repubblica democratica molti sono gli eletti, pochi i chiamati”.
Difficile se non impossibile dunque ricordare Leonardo Sciascia senza correre il rischio di essere banali o peggio ancora superficiali e allora meglio farlo solamente con le sue stesse parole: “Di me come individuo, individuo che incidentalmente ha scritto dei libri, vorrei che si dicesse: «Ha contraddetto e si è contraddetto», come a dire che sono stato vivo in mezzo a tante «anime morte», a tanti che non contraddicevano e non si contraddicevano”.
Giacomo Barelli
Consigliere comunale di Viterbo
