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Alta cucina chef Draghi

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Mario Draghi

Mario Draghi

Viterbo – Sarà buona la torta d’alto profilo ordinata dal Quirinale allo chef richiamato da Bruxelles, Mario Draghi, dopo che il capo di Montecitorio, lo chef stellato Fico, non aveva trovato niente di genuino in quel palazzo dove, una volta, si facevano le estrazioni del lotto e oggi gli inquilini son soliti bighellonarvi lungo un corridoio che chiamano dei passi perduti?

Anzitutto va detto che si tratta davvero di una torta, fatta cioè di spicchi (da dividere) più e meno grandi, di ripiani diversi e che il cuoco si è adattato ad utilizzare anche gli avanzi di precedenti mangiari, ministri e grand commis già usati, confondendone però il sapore con nuovi ingredienti, prodotti sì in Italia ma portati a maturare all’estero.

Il ricettario è di quelli come l’Artusi o Il Talismano della felicità, testi sacri. Si tratta del Manuale Cencelli, sistema matematico inventato nel lontano 1968 per spartire i posti da ministro, sottosegretario, consigliere fra le varie correnti democristiane in rapporto al loro peso nel partito. Un marchingegno a prova di bomba.

Dagli archivi di famiglia lo ha ripreso il democristiano che – nonostante la Dc sia finita da un pezzo – è tuttora il personaggio più importante della nazione, Sergio Mattarella, e Draghi l’ha subito usato per prima cosa per distinguere dagli altri i suoi, i tecnici che ha chiamato a presidiare, guidare, monitorare le attività richieste da chi ci presta i soldi del Recovery fund.

Le riforme della burocrazia, della giustizia, della scuola, degli appalti, affidate a un pacchetto di mischia di otto grandi nomi, conosciuti più nel resto del mondo che in Italia. Le ciliegine della torta Draghi, il quale sa bene quanto a Bruxelles valga il principio “prima vedere cammello e poi dare soldi”. Se ci sono loro si può aggiungere qua e là qualche ingrediente di quelli che il parlamento non riesce più ad amalgamare e qui è arrivato sul piano cottura il bilancino del Cencelli per pesare dosaggi e qualità, prime scelte e le altre.

Come in un qualsiasi pentapartito della prima repubblica. Certo, i partiti ora sono sei ma, gratta gratta, quei sapori si sentono ancora. 

Questi, dunque gli ingredienti nuovi e vecchi; quello, cioè Draghi, lo chef che ha operato nelle cucine del Quirinale perché lì, fino all’arrivo dei piemontesi, si mangiava da papi.

La torta è servita! Quanto reggerà?

Renzo Trappolini


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