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Attenti al metodo Draghi

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Mario Draghi

Mario Draghi


Viterbo – Anche il più distratto tra quelli cui giungono le notizie dei tg mentre cena, si domanda perché SuperMario ci sta mettendo tanto tempo.

Dà per acquisito, infatti, che partiti, movimenti e parlamentari loesaltino neanche fosse il Nerone di Petrolini quando, per gli applausi dei cortigiani, non riusciva a dire d’un fiato: “Roma nascerà più grande e più bella che pria”.

Così come era scontata la rapidità con cui i mercati, cioè i “padroni” non del vapore ma dell’odore dei soldi, stanno investendo con noi a prezzi ogni giorno più bassi, facendo calare lo spread, cioè l’indicatore della nostra malandata affidabilità. Altro che decreti Salva, Cresci, Semplifica, Sviluppa Italia.

Però – e la domanda sale spontanea – perché tutti questi giorni per fare un governo che è urgente e le consultazioni che iniziano a mattinata inoltrata, si fermano di domenica e, la sera, danno al presidente incaricato il tempo per tornare ad ora di cena nella casa di campagna in Umbria?

Se Draghi è Draghi e, finora, niente gli ha resistito. Se ha saputo tener botta prima a ministri e banchieri italiani, poi a finanzieri e governanti nel mondo, se ha pure piegato la Merkel e Obama diceva ai suoi “Chiamatemi Mario!” quando le situazioni si ingarbugliavano, insomma, se è davvero SuperMario, perché ha innestato la modalità rallenty?

Per noi umani italici, abituati a tutto e a meno di tutto, sembra strano, specie se confrontato con le allegre e scoppiettanti promesse a ripetizione di quelli che twittano o si scelgono comodi intervistatori anziché parlare con gli atti della Gazzetta Ufficiale.

Ma la ragione c’è e sta in come Mario Draghi è fatto o meglio come lo hanno formato quando era ragazzo al liceo Massimo di Roma i suoi educatori Gesuiti e la regola di questi che va sotto il nome di “discernimento”. Cioè decidere solo dopo aver ben riflettuto, ma prima di riflettere conoscere e capire la realtà effettiva (non i massimi sistemi) perché “nessuno può affrontare la vita inventandosi ogni cosa da solo”.

Di fronte dunque alla “desolazione” – e Draghi se la sta trovando davanti – i gesuiti invitano anzitutto a fermarsi per capire, poi camminare, passeggiare, correre.

Il metodo Draghi è forse tutto qui e se così è, aspettiamocene le conseguenze. Quelle che da secoli fanno derivare dalla regola ignaziana il più rigoroso e inflessibile esercizio del potere. Come fa l’altro grande gesuita di Roma, papa Francesco, che ha prima osservato le cose dentro le mura, ha interrogato e ascoltato poi… ha anche rimesso in funzione i tribunali nello Stato che governa.

Che Dio ce la mandi buona.

Renzo Trappolini


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