Ufficio immigrazione della polizia
Civita Castellana – (sil.co.) – Coppia del Bangladesh residente a Civita Castellana decide di separarsi durante un soggiorno nel paese d’origine. Lei prova a rientrare comunque in Italia, ma una volta giunta sul territorio nazionale le viene negato il permesso ed è costretta a tornare in patria. Sarebbe stata colpa del marito, che avrebbe detto una bugia all’immigrazione per liberarsi una volta per tutte della sua presenza.
Lei avrebbe sognato di costruire il suo futuro in Italia e avrebbe avuto molti progetti: parlava italiano e frequentava anche una scuola per imparare a leggere e scrivere la lingua italiana, col desiderio di iscriversi poi a una scuola guida e prendere la patente.
E’ successo un paio di anni fa. Il marito, per evitare che la moglie “sgradita” lo seguisse in Italia, avrebbe dichiarato all’immigrazione che la donna gli aveva detto di non voler più rientrare nel nostro paese.
L’immigrazione, credendo alle parole dell’uomo, le avrebbe così negato il rinnovo del permesso di soggiorno e lei si sarebbe ritrovata suo malgrado “prigioniera” in patria.
Nonostante abbia denunciato l’ex marito per false dichiarazioni e si sia costituita parte civile al processo in corso davanti al giudice Giacomo Autizi, le sarebbe impedito di venire in Italia perfino per testimoniare in tribunale contro l’imputato che avrebbe così messo ponti infiniti tra sé e la moglie, dalla quale nel frattempo ha anche divorziato.
Il caso è emerso ieri durante il processo, quando il giudice ha chiesto all’avvocatessa che assiste la signora perché non si fosse presentata a testimoniare.
In teoria le dovrebbe venire concesso il visto,almeno fino alla fine del processo, se non altro per motivi di giustizia, essendo coinvolta come parte offesa in un caso giudiziario penale.
“Mi hanno detto che la pratica italiana per il rilascio del permesso è aperta, in attesa di sapere come finirà il processo – ha spiegato la legale al magistrato,che le chiedeva lumi – ma intanto per ora non solo non può venire in Italia, ma non può andare neanche negli altri paesi dell’Unione europea, proprio perché la pratica è aperta nel nostro”.
“Un modo di ragionare maschilista, solo perché si è voluto credere alle dichiarazioni del marito, senza sentire cosa diceva la moglie”, è stato sottolineato dalla legale in aula.
Toccante la testimonianza di un commerciante pachistano di 52 anni, presso il cui negozio di generi alimentari la parte civile si recava a comprare ingredienti orientali per i suoi piatti.
“L’ho conosciuta 4-5 anni fa – ha detto – quando mi sono trasferito col negozio da gallese a Civita Castellana. Era felice di stare in Italia, non mi ha mai detto che volesse tornare a vivere in Bangladesh. Parlava italiano e frequentava anche una scuola per imparare a leggere e scrivere la lingua italiana. Il prossimo passo, mi diceva, sarebbe stato iscriversi a una scuola guida, per prendere la patente. Poi un paio di anni fa non è più tornata dopo un viaggio in Bangladesh. Il marito mi ha detto che si erano lasciati e non l’ho più vista”.
