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Viterbo – Come l’Irriverente aveva supplicato (e previsto) su Tusciaweb, Mattarella mercoledi ha incaricato Cincinnato Draghi di fare un governo di gente che ci capisce e a qualcuno è subito risuonato dentro lo scioglilingua canoro di Gigi Proietti “son contento, ma mi dispiace”, con le sue improbabili variazioni fino a.. mi dispiento ma son compiace.
Tutta surreale, infatti, questa crisi di governo che ha lasciato senza guida certa gli italiani in mezzo alla lotteria di cinquecento morti e oltre diecimila contagi al giorno per Covid, alla vigilia di una disoccupazione mai vista ma prevista con la prossima fine del blocco ai licenziamenti, nell’ilarità incosciente di chi si prepara a far debiti per un’ulteriore cifra astronomica, senza idee chiare su come spendere i soldi a prestito.
Allora, “son contento” del Draghi che fa l’effetto ex malo bonum o piacer figlio d’affanno della leopardiana Quiete dopo la tempesta e dei camaleontici “augelli” televisivi che si preparano a far festa insieme agli intelligenti (copyright Cochi e Renato) come la “gallina che, tornata sulla via, ripete il suo verso”.
Son contento, perché, – si dice – con Draghi “torna il lavoro usato, l’artigiano con l’opra in mano, l’uomo ai suoi studi intende, cosa nova imprende, tintinnio di sonagli, il carro che stride del passegger che il suo cammin ripiglia”.
Aprite le finestre al nuovo sole, dunque, son contento! Draghi, però, non è una specie di reddito di cittadinanza delle classi medie (se ce ne sono ancora), un pass partout verso il sol dell’avvenire.
No, “mi dispiace”! Se lo prendiamo così, e sempre con le parole del poeta, è gioia vana, momentaneo “uscir di pena”, perché la natura è sì cortese, ma non consente salti.
Draghi ce la fa se in parlamento anzitutto capiscono che bisogna smettere almeno un po’ le abitudini da pollaio e, guardando al futuro, tornare a soffrire per far le uova da cui nascono pure i pulcini, se si accetterà tutti di tornare a parlarsi, non a twittarci addosso monosillabi di concetti incompiuti, se ritroveremo fiducia reciproca, avremo lungimiranza, pazienza e consapevolezza di quanto stiam cadendo in basso.
Dispiace, certo, che chi dovrebbe rappresentarci, parlamentari, partiti, governanti, in sostanza quelli che noi abbiamo votato, non siano stati ritenuti “di alto profilo” e Mattarella abbia quindi cercato altrove, ma dispiacerebbe ancor di più se i competenti che aspettiamo all’opera non sapranno essere come i Cincinnati cui la res pubblica romana riconosceva sì il summum imperium, il potere da stato di emergenza, ma solo per breve e delimitato seppur intenso periodo.
Poi, con le elezioni, ritorno alla normalità oggi traballante che, se non la si riequilibra presto, maggiori saranno il dispiacere e la confusione…mi dispiento ma son compiace….E magari la tromba di qualche generale potrebbe arrivare, all’improvviso, per suonare il silenzio, come temeva un grande giornalista scrittore democratico, Giampaolo Pansa, poco prima di morire. Mai dimenticare!
Renzo Trappolini
