Tel Aviv – La campagna vaccinale procede a pieno ritmo e le autorità israeliane cominciano ad allentare le restrizioni e i blocchi.
Tel Aviv
Gran parte delle attività, commerciali e non, sono state riaperte. In Israele è iniziato dunque quello che il ministro della salute ha definito “la prima fase del ritorno alla normalità”. Da oggi in Israele è infatti possibile recarsi nei negozi, centri commerciali, sinagoghe, musei, biblioteche, palestre, piscine, hotel, bar e ristoranti. Possono inoltre riprendere anche i concerti e gli eventi sportivi con la presenza del pubblico, anche se al 75 per cento della capienza e con un limite massimo di 300 persone all’interno e 500 all’esterno.
Questo primo passo verso il ritorno alla normalità, comunque, non è un “via libera” incondizionato. Oltre infatti a rimanere obbligatorio l’uso della mascherina e il rispetto del distanziamento sociale, le autorità hanno introdotto il “Green Passaport”, un certificato che si può ottenere tramite app solo una volta essere stati vaccinati. La riapertura in Israele procede infatti su un duplice binario. Da una parte ci sono una serie di attività, come negozi, centri commerciali, mercati all’aperto, musei e librerie che sono aperti e disponibili per tutti i cittadini israeliani. Dall’altra palestre, piscine, hotel ed eventi culturali, ai quali potranno accedere solo coloro in possesso del Green Passport.
I media locali riportano però la notizia di disagi nella procedura per richiedere e ottenere il Green Passport. L’app ha infatti dovuto fare i conti con una grande quantità di richieste avanzate contemporaneamente e si sono verificati ritardi e blocchi.
Al momento, Israele è il paese che presenta il più alto tasso di vaccinati al mondo. Il 49 per cento degli israeliani ha infatti già ricevuto almeno la prima dose.
