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Massacrato per la droga, assolti gli unici due aggressori identificati dalla vittima

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Il tribunale di Viterbo

L’ingresso del tribunale di Viterbo


Vejano – (sil.co.) – Sono stati assolti mercoledì dal collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone i due giovani che, nel tardo pomeriggio del 13 settembre 2016 a Vejano, assieme ad altri, avrebbero aggredito e derubato di 270 euro un ragazzo oggi 26enne del posto, secondo l’accusa probabile vittima di una spedizione punitiva per un debito di droga. 

Per lui è finita al pronto soccorso dell’ospedale Padre Pio di Bracciano e poi al policlinico Gemelli di Roma, dove è stato operato per una brutta frattura al naso. 

Il processo agli unici due aggressori identificati a suo tempo dalla vittima si è invece aperto il 13 marzo 2019 con la testimonianza della parte offesa, che per un problema legato al cambio di residenza non ha potuto costituirsi parte vivile. 

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Felice Di Biagio ed Enrico Valentini. Uno di Vejano e l’altro di Canale Monterano dovevano rispondere di lesioni personali aggravate e di rapina. 

I fatti per cui sono stati entrambi assolti risalgono al tardo pomeriggio del 13 settembre 2016, una giornata di pioggia battente, quando, verso le 19,30, dopo avere preso un aperitivo con un amico in un bar, il 26enne sarebbe stato affrontato in una via del paese “da tre persone, anzi quattro-cinque o forse più”, ha detto la parte offesa, tra molte contraddizioni, alla prima udienza del processo. 

Uno gli avrebbe intimato di dargli dei soldi. Lui avrebbe detto no e in tre lo avrebbero massacrato di calci e pugni e colpito alle spalle “forse con un ombrello, anche se nessuno aveva l’ombrello”.

Però ne ha identificati solo due. “Li conoscevo di vista”, aveva detto prima. “Durante l’estate fumavamo tutti insieme”, ha aggiunto. “Ci rifornivamo di hashish da loro”, ha detto infine, incalzato dal pubblico ministero.

Scaraventato a terra, la sera dell’aggressione, il ragazzo avrebbe perso i sensi (“sono svenuto per qualche minuto”). Una paziente del vicino studio medico lo ha soccorso per prima, trovandolo sdraiato a terra, con il volto una maschera di sangue, che chiedeva aiuto.


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