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Non era un “ospizio lager”, confermate le assoluzioni di due medici e del gestore

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La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma


Gradoli – Non era un “ospizio lager”. Nessun anziano è morto per maltrattamenti, né c’è stato abbandono di pazienti incapaci inviati dalla Toscana. Secondo l’accusa avevano patito il freddo e la fame e non avrebbero avuto un’assistenza medica adeguata. Sono le tredici morti sospette alla casa di riposo “Il fiordaliso” di Gradoli su cui la procura della repubblica di Viterbo ha aperto un fascicolo nel lontano 2010, quando il gestore fu anche sottoposto per un breve periodo a misura di custodia cautelare.

Ieri è stata confermata dalla corte d’appello di Roma la sentenza di primo grado con cui il 12 luglio 2018 la corte d’assise del tribunale di Viterbo ha assolto dall’accusa di imputati di abbandono di incapaci aggravato dalla morte  l’imprenditore Franco Brillo e i dottori Ugo Gioiosi e Lucia Chiocchi, rispettivamente di Orvieto e di Siena.

Nell’autunno successivo, una volta uscite le motivazioni della sentenza, il pubblico ministero Franco Pacifici ha presentato ricorso, chiedendo la riapertura dell’istruttoria dibattimentale per sentire alcuni testi che erano stati esclusi. Ieri la procura generale ha chiesto di riascoltare i medici legali Massimo Lancia e Mariarosaria Aromatario. Hanno chiesto la riapertura del dibattimento anche i legali delle otto parti civili. Ma la corte d’appello, dopo una breve camera di consiglio, ha detto no, per cui si è proceduto alla discussione. 

Per Brillo e Gioiosi c’era il difensore Enrico Valentini, anche per i colleghi Samuele De Santis e Sergio Finetti. Per la Chiocchi era presente l’avvocato Elena Moraca del foro di Siena.

Oltre a confernare la sentenza d’assoluzione da parte della corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei, la corte d’appello ha anche dichiarato prescritte le condanne a un anno per la presunta appropriazione indebita di denaro dai conti degli ospiti che erano state inflitte a Franco Brillo e a uno dei suoi due figli.


Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini

Gli avvocati Samuele De Santis ed Enrico Valentini


Nessuna prova del nesso tra il presunto abbandono e la morte. Nessuna evidenza scientifica nemmeno dalle perizie del professor Massimo Lancia per la procura e della dottoressa Maria Rosaria Aromatario per il tribunale.

“Gli psichiatrici erano seguiti da un’equipe di infermieri della Asl di Siena che non hanno mai avuto da ridire. Brillo li portava fuori di persona a fare le passeggiate. Erano tutti più che curati. E più che guardati”. E ancora: “L’anziana che ha avuto il femore fratturato, come ha detto la figlia, cadeva sempre anche a casa ed è arrivata con le piaghe da decubito che in casa di riposo hanno continuato a curare”, hanno sostenuto le difese durante la discussione del processo di primo grado. 

“Nessuno è morto di fame o per assideramento. Brillo mangiava con gli ospiti della sua casa di riposo. Non c’erano gli omogeneizzati in dispensa? Però il cibo veniva frullato. L’accusa non ha mai parlato di maltrattamenti, come quelli che fanno vedere in televisione. E l’abbandono dev’essere concreto”, ha detto ancora Valentini.

Sarebbero stati tutti soccorsi gli anziani la cui morte, anche quando avvenuta in ospedale, ha insospettito la procura, tutti di età compresa tra i 71 e i 98 anni.

“I ricoveri sono stati disposti dal dottor Gioiosi oppure sono intervenuti i sanitari del 118 con l’ambulanza, interpellati anche nel cuore della notte”, ha detto Valentini, ricordando l’anziana portata alla casa di cura in ambulanza senza dire che aveva il femore rotto dal figlio, il quale, alla morte sopravvenuta dopo pochi giorni, ha detto di non poter lasciare la Fiera di Bologna e chiesto a Brillo di anticipare lui i soldi del funerale.

“Come si fa a dire che un certificato medico è un falso, al più può contenere una diagnosi errata”, ha detto il difensore della neuropsichiatra di Nottola, in provincia di Siena, che ha dichiarato autosufficienti gli psichiatrici. “Sono stati dichiarati autosufficienti anche dalla commissione multdisciplinare del distretto Asl di Montefiascone – ha sottolineato l’avvocato Moraca – d’altra parte, prima della Fiordaliso, erano già assistiti domiciliarmente perchè erano malati cronici, ma autonomi. I responsabili erano i familiari o il tutore o l’amministratore di sostegno. La Asl ha continuato a seguirli col suo personale anche in casa di riposo. Come faceva prima quando, in caso di acuzie, venivano ricoverati, trattati e rimandati a casa”.

Silvana Cortignani


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