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Tasse e aria di Tuscia

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Due i nomi che Draghi ha fatto in parlamento per indicare come diminuirà le tasse. Ambedue maestri di scienza delle finanze e con legami in Tuscia: direttamente, Cesare Cosciani, che aveva una casa sul lago di Vico e ci veniva spesso; indirettamente, Bruno Visentini, il cui figlio – poi tra i massimi esperti di diritto bancario – ha pure scelto per il suo buen retiro un paese dell’alto viterbese.

Ai supertecnici Cosciani e Visentini, ad inizio anni ’70, venne dato il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario ed il loro lavoro servì al parlamento per introdurre l’Irpef e il sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendenti. Draghi indica ora “un metodo simile per ridurre il carico fiscale”.

Questa la novità dei tecnici, la quale, peraltro, non è una novità se la prima grande riforma repubblicana del fisco fu fatta non da un politico puro, ma da Ezio Vanoni, professore di diritto finanziario, a cui si deve pure il “Piano di Sviluppo” che prese il suo nome e determinò il miracolo economico italiano.

De Gasperi si affidò ad un tecnico, Luigi Einaudi – anche lui habitué della Tuscia, nel Palazzo Farnese di Caprarola – il quale, come governatore della Banca d’Italia e ministro, mentre a Montecitorio si lavorava al testo della costituzione politica, costruiva – ha scritto Guido Carli –  la “costituzione economica” che portò  l’Italia dal protezionismo del ventennio al libero mercato internazionale.

Di Einaudi fu allievo il carbognanese Nestore Narduzzi, maestro a sua volta di un altro importante tecnico prestato al governo, il sorianese Augusto Fantozzi che – ha ricordato tempo fà Umberto Laurenti su Tusciaweb – era stato da lui inviato in Germania per approfondire gli studi “su una particolare normativa denominata Iva, che presto sarebbe diventata legge fiscale per tutta l’Europa”.

“Sono giunto alla conclusione – diceva il generale De Gaulle fondatore della quinta repubblica francese – che la politica sia una cosa troppo seria per lasciarla fare ai politici”, specialmente in momenti di crisi e di impellenza delle ricostruzioni. Tempi questi sempre fertili di chiamate ai tecnici e, a leggere le cronache, non solo al di qua ma anche al di là del Tevere, dove, sabato scorso, il papa ha accettato le dimissioni da responsabile di quell’immenso edificio che è la basilica di San Pietro e della sua perenne Fabbrica, del cardinale Angelo Comastri, anche lui vissuto a Viterbo per sei anni nel seminario di La Quercia.

Lo ha sostituito, infatti, con un tecnico, Mauro Gambetti, frate, cardinale, con in tasca però una utilissima laurea in ingegneria.

A proposito di sacre mura, anche Mario Draghi è stato chiamato, da tecnico, a far parte della pontificia accademia delle scienze sociali. Guarda caso, sette mesi prima che lo chiamassero dal Quirinale.

Renzo Trappolini


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