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Un’ambulanza del 118 |
Viterbo – Un anno di lavoro a ritmi forsennati, nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria inedita e massacrante e poi, di colpo, senza più un impiego.
Così si ritrovano 60 autisti delle ambulanze dell’Ares 118, assunti attraverso un’agenzia interinale per coprire i vuoti di organico in tutte le province del Lazio. Erano i mesi tra febbraio e aprile 2020, il periodo caldo della fase uno della pandemia di Coronavirus.
Tra i 60, anche una decina di viterbesi che dal 17 marzo, giorno della scadenza del contratto, si ritrovano in mezzo a una strada.
“Siamo stati assunti per conto del 118, pagati con soldi dei contribuenti – raccontano -. Ci hanno addestrati al lavoro, dotati di un’uniforme e mandati a combattere contro il virus, un nemico che tuttora non conosciamo abbastanza. Abbiamo lottato, rischiato, qualcuno si è ammalato, qualcuno non c’è più”.
Un primo contratto, poi una serie di proroghe, l’ultima fino al 17 marzo. Ma intanto è stato bandito un concorso per l’assunzione di 138 operatori tecnici specializzati – autisti di ambulanza. “Concorso assolutamente legittimo e di cui eravamo a conoscenza – osservano i 60 autisti senza più impiego -, porterà nuove leve tra le fila dell’Ares 118. Ma noi? Dopo essere stati formati per un duro lavoro, impegnati in soccorsi di ogni tipo in un anno davvero difficile, passiamo dall’essere considerati ‘eroi’ a ingrossare le fila dei disoccupati”.
Molti hanno famiglie da mantenere e sono i soli – o meglio erano – a lavorare in casa. “Non pretendiamo di scavalcare un concorso, men che meno di rubare il posto a chi l’ha vinto ed è in graduatoria – dicono -. Vorremmo solo continuare a mettere le nostre energie a disposizione dei nuovi autisti, dei vecchi colleghi e soprattutto dei pazienti che hanno bisogno di aiuto. Siamo stati addestrati anche a lavorare come barellieri, che sono figure sempre più rare e sempre più necessarie per fare in modo che i soccorsi siano veloci ed efficaci senza dover ricorrere sistematicamente a due ambulanze per soccorrere un solo paziente, perché con un equipaggio a due è impossibile trasportare un paziente”.
La loro vicenda è passata alla ribalta dei media anche nazionali. Venerdì sera sono stati ospiti al programma “Stasera Italia” su Rete 4, condotto da Barbara Palombelli.
“Chiediamo che la nostra professionalità, formata e pagata con i soldi dei contribuenti, non venga buttata via – è il loro appello -. Chiediamo che quei soldi investiti possano ancora servire alla collettività. Insomma: chiediamo di poterci togliere gli abiti civili, di rimetterci l’uniforme gialla e di ributtarci in questa battaglia, con la determinazione e la tenacia con cui abbiamo lavorato fino all’ultimo giorno”.
