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“Arrestato per evasione, si mordeva le mani a sangue e poi ci sputava addosso”

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Marco Marcelli

La stazione di Porta Romana, nel riquadro Marco Marcelli


Viterbo – (sil.co.) – Ennesimo processo per evasione al “picconatore” del bar Country.

Si tratta di Marco Marcelli, finito di nuovo in tribunale, davanti al giudice Giacomo Autizi, per una delle molteplici evasioni dai domiciliari, concessi per motivi di salute al pregiudicato 56enne condannato a tre anni di reclusione l’8 settembre 2017 per la sanguinosa aggressione al titolare del bar fuori la stazione di Porta Romana e a un operaio, messa in atto il 12 settembre 2016.

Avrebbe dovuto scontare la sua pena a casa del padre, a Manziana, senonché continuava a prendere il treno per venire a Viterbo a trovare la fidanzata, sempre nella zona della stazione di Porta Romana. L’ennesima evasione per amore risale al 24 febbraio 2018, quando fu fermato dalla polizia in viale Diaz e portato alla vicina questura dopo che aveva dato in escandescenze. 


“Si mordeva le mani a sangue poi ci sputava addosso”

“Ti uccido, bastardo”, “Ti scoppio”, “Vi spacco il c…”, sono alcune delle frasi che avrebbe proferito già per strada contro gli agenti della volante che gli avevano chiesto i documenti. “Negli uffici ha proseguito, scagliandosi contro un collega a calci, pugni e testate”, ha detto uno dei poliziotti, sentito ieri come testimone. “Poi ha cominciato a mordersi le mani a sangue, succhiando il sangue e sputandocelo addosso, mentre diceva ‘sono sieropositivo’. Motivo per cui siamo stati costretti ad ammanettarlo e a chiamare i sanitari per calmarlo”, ha concluso l’agente.


“Mi hanno ammanettato mani e piedi e massacrato di botte”

A sorpresa l’imputato, durante l’interrogatorio, ha preso la parola rilasciando spontanee dichiarazioni per dire: “Non mi sono scagliato, anzi sottolineo che in questura mi hanno ammanettato mani e piedi e massacrato di botte. Questa è la verità. Il mio avvocato mi aveva consigliato di non dirlo, ma è la verità”, ha insistito. Il suo storico difensore è Luigi Mancini. 

Il giudice prima della sentenza ha chiesto alla pm di produrre l’ordinanza applicativa della misura da cui nasce il contestato reato di evasione. Si torna in aula il 23 settembre per la discussione, 


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