L’avvocato Franco Taurchini
Viterbo – (sil.co.) – Costretti a stare a distanza a prescindere dal Coronavirus.
Era la mattina dell’11 marzo 2020, lo stesso giorno in cui il premier Conte avrebbe annunciato il lockdown nazionale, quando il gip Savina Poli dispose per un quarantenne d’origine romena il divieto di avvicinamento a meno di 100 metri dalla moglie d’origine albanese, nonostante lei, dopo essere andata a denunciarlo assieme alla madre, avesse già rimesso querela.
Ma il reato di maltrattamenti in famiglia, per giunta aggravati dalla presenza della figlioletta in tenera età, è procedibile d’ufficio, per cui la vicenda giudiziaria è andata avanti lo stesso. Nonostante marito e moglie per aggirare il divieto continuassero a vedersi di nascosto, la sera, per aggirare i controlli dei carabinieri. E nonostante la coppia, secondo quanto riportato dal difensore dell’imputato, l’avvocato Franco Taurchini, sarebbe tornata a vivere insieme. In Germania, pare, per stare lontani dall’invadente suocera.
Sempre secondo la difesa. Che ieri, all’ultima udienza del processo, ha accusato pesantemente la madre di lei di essersi messa in mezzo, convincendo la moglie a sporgere due denunce, sfociate in altrettanti processi, solo per l’antipatia nei confronti del genero, un piccolo imprenditore col vizio dell’alcol, considerato non allo tesso livello della figlia, cresciuta in Italia, brillantemente laureata e impiegata presso una prestigiosa azienda.
La procura ha chiesto una condanna a due anni di reclusione, con sospensione della pena, sottolineando come l’imputato non si sia presentato mai in tribunale, nemmeno per difendersi.
“Per quanto ne so io, si è trasferito in Germania per lavoro assieme alla moglie”, ha detto il difensore, chiedendo un’altra udienza per sentire entrambi, sicuro che avrebbero spiegato che si era trattato di un periodo passeggero di crisi della coppia, fomentato dall’invadente suocera che voleva liberarsi dello sgradito genero.
“In una conversazione che abbiamo avuto tramite WhatsApp, la moglie del mio assistito mi supplica di fare tutto il possibile per farla tornare insieme al compagno. Mi ha anche inviato una loro foto al lago assieme alla figlioletta in un momento felice, una foto che lei ha pubblicato su FaceBook con scritto sotto ‘lui è un bravo uomo, compagno e babbo per la piccola… lo vogliamo di nuovo a casa. Lui ha bisogno di noi e noi di lui’”, ha ricordato Taurchini, chiedendo l’assoluzione.
Il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto con formula piena l’imputato, “perché il fatto non sussiste”. Revocando dopo un anno anche il divieto di avvicinamento che era tuttora in vigore.
A suo carico, però, è ancora in corso l’altro processo, in cui è accusato di avere picchiato la moglie. E i carabinieri, accorsi dopo l’allarme lanciato dall’onnipresente suocera, avrebbero trovato la presunta vittima effettivamente coi lividi addosso.
– Denuncia il marito poi ci ripensa, ma per il gip devono stare a distanza
