Viterbo – “Increduli, amareggiati, scoraggiati. Incazzati. Siamo tutti incazzati”. Lazio zona rossa. Da lunedì. Viterbo in testa. Però, ‘sta volta, sono “tutti incazzati”. Come ha detto Sandra Martinelli dell’Happiness cafe di via Saffi. Dando, appunto, voce al pensiero tutti.
Da lunedì, tutto chiuso. Nuovamente. Salvo i servizi essenziali. Tutto il resto al palo. Ristoranti, parrucchieri, bar ecc., ecc., ecc. Come all’inizio dell’anno scorso. E dopo un anno d’emergenza Covid, ancora niente. Di nuovo tutto da capo. Ancora una volta con la Pasqua di mezzo, il 4 aprile. Un’altra primavera iniziata male.
Viterbo – Sandra Martinelli
“Siamo tutti increduli e arrabbiati – ha detto Sandra Martinelli – perché nel Lazio doveva essere arancione. Non dovevamo diventare rossi. E a Viterbo la situazione è abbastanza tranquilla. Siamo amareggiati e provati, perché una cosa del genere è assurda. Il danno economico sarà enorme. Io farò l’asporto, per quel che posso. Per continuare a stare accanto ai clienti. Però è assurdo, un vero e proprio degrado”.
Viterbo – Via Saffi
Il bar di Sandra Martinelli sta all’incrocio tra le vie Saffi e Cavour, passando per le scalette. In pieno centro e a un palmo da casa Poscia. Lì di fronte l’unico pezzo di via Saffi ancora in vita. L’avamposto di un microcosmo di quella che una volta era la via Condotti di Viterbo, spazzata via, nel giro di dieci anni e prima ancora del Covid, dalla crisi economica successiva al 2008. Il bar di Sandra Martinelli è un punto di riferimento per questa parte di strada sopravvissuta alla tempesta degli anni passati e che ora si trova a dover gestire l’ultimo anno come un macigno che adesso, con un altro lockdown, risulta pure indigeribile. Difficile da metabolizzare.
Viterbo – L’Happiness cafe
“Siamo tutti incazzati. Il danno economico è enorme – ribadisce Martinelli – perché innanzitutto e fino all’ultimo abbiamo sperato di finire, massimo, in zona arancione. Dopodiché, in vista della Pasqua, avevamo fatto ordini e preso le prenotazioni. Adesso tutto questo ci rimarrà sul groppone. Non ho parole”.
Undici le regioni italiane che da domani saranno in zona rossa sulla base dei dati relativi al Coronavirus. Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto e la Provincia autonoma di Trento. Regioni che si aggiungono a Campania e Molise, che restano invece in zona rossa. Tutte le altre regioni saranno in area arancione. I provvedimenti si inseriscono nel quadro caratterizzato dall’indice Rt in Italia a 1.16 secondo il report del monitoraggio della cabina di regia formata da Istituto superiore della sanità e ministero della Salute. Infine, zona rossa per tutto il Paese a Pasqua, dal 3 al 5 aprile.
Viterbo – Marco e Moreno Pierini
“Non è giusto – dicono subito Marco e Moreno Pierini della pasticceria Garibaldi nell’omonima via e a pochi metri di distanza dal microcosmo di via Saffi -, perché rispetto alle altre province, il numero dei positivi a Viterbo è più basso. Era giusto che la Tuscia restasse in zona gialla. Al massimo arancione. Ora, il danno che subiremo sarà rilevante. Ci stiamo avvicinando alla Pasqua, per la nostra attività, un passaggio importante”. I fratelli Pierini punteranno sull’asporto. “Ma non è la stessa cosa – sottolineano -. Non avere più le persone in giro ci danneggia”.
Viterbo – Max Casadei
Un periodo surreale. L’aria che si respira è quella della rassegnazione. E colpisce sapere che da domani per strada non ci sarà più nessuno. Come un vuoto d’idee. Desolante. Un’identità territoriale, regionale, in frantumi. Chi senti, senti, il comun denominatore è: vada per la rossa in tutto il resto del Lazio, ma non a Viterbo. Qui il colore della zona, per molti, doveva restare giallo. Al massimo arancione. Una scelta, la zona rossa, risultata da queste parti incomprensibile. E l’impressione è che abbia preso un po’ tutti in contropiede. Nonostante la cosa fosse nell’aria già da tempo. Anche se più che lo stupore, è la rabbia il sentimento che, a pelle, prevale. Il morale è a pezzi e l’ansia, questa volta non è poca. Un anno fa si stava male, ma sul balcone a cantare l’inno e dirsi che tutto sarebbe andato bene.
Viterbo – I Komplici
“Pensare alla salute della gente è giusto – esordisce Max Casadei, art director dei Komplici in via Saffi -, ma chiudere a Viterbo no. Non c’è motivo. Paghiamo lo stesso prezzo di una grande città, ma non lo siamo e i casi di Covid nella Tuscia sono in diminuzione. Non abbiamo una metropolitana che possa diffondere i contagi. Abbiamo solo – puntualizza Casadei – infrastrutture che non sono mai state realizzate, nonostante siano stati spesi soldi pubblici”.
Viterbo – Enrico Bagnaia
Casadei al negozio è solo e sta tagliando i capelli a due clienti. Al tempo stesso, da una delle due, si fa riprendere con il cellulare. Un video da caricare sui social per pubblicizzare la sua attività. Qualche mese fa aveva anche messo in affitto le poltrone del negozio. Un altro problema, per Casadei, è anche la concorrenza in nero che potrebbe prendere piede durante i giorni di chiusura.
“Tantissima gente, durante il primo lockdown – spiega Casadei – non sapendo cosa fare, si è allenata a fare la parrucchiera. Non solo, ma tante parrucchiere licenziate si sono messe a fare il lavoro da casa. Anche questo per chi, come me e altri, lavora alla luce del sole è un danno ulteriore”.
Viterbo – La trattoria l’Archetto
In via Saffi c’è infine una storica trattoria. L’Archetto, incastonata in un angolo della strada dopo la torre di via della Pace. I tavoli all’esterno e le tovaglie che dopo le tre del pomeriggio vengono tirate dentro come lenzuola alle finestre. Solo a pranzo. La cena al ristorante, un antico ricordo.
“Ci adattiamo alla situazione per rispetto di chi lavora nell’ambito sanitario – spiega Enrico Bagnaia dell’Archetto -. Non mi va di giudicare, ma per noi quest’altro lockdown è un grosso problema, e una grossa perdita. I ragazzi che lavorano con noi andranno di nuovo in cassa integrazione e noi consumeremo quei due risparmi che ci siamo messi da parte. Non credo che faremo asporto. Credo invece che resteremo a casa”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Verso il lockdown







