Viterbo – Insulti e minacce sui social contro il presidente Mattarella, un viterbese trai gli indagati.
“Armiamoci e andiamo ad ammazzare quel figlio di troia”, “Ti auguro di morire male”, “Non vedo l’ora che ci sia il tuo funerale”, “Pezzo di merda, ti voglio vedere morto”. Questi alcuni degli insulti e delle minacce digitate sui social dagli undici indagati dalla procura di Roma.
Sergio Mattarella alla Giornata della memoria
Ieri la polizia e la digos hanno proceduto a diverse perquisizioni in varie città d’Italia, nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore della repubblica di Roma, Eugenio Albamonte. Il reato ipotizzato è quello di offesa all’onore e al prestigio del capo dello stato, per gli insulti e le minacce di morte al presidente della repubblica pubblicati sui social network.
Sono 11 per ora le persone le indagate, residenti in varie località del territorio nazionale.
Si tratterebbe di persone in gran parte con simpatie per l’estrema destra, convinti antieuropeisti e negazionisti. Varie le professioni, dal cardiologo all’elettricista.
Come riporta il quotidiano La Repubblica, ieri mattina sono stati perquisiti: “Simone Gagliardone, di Penago, in provincia di Asti, Renè Nani, di Gonzaga, in provincia di Mantova, Arjan Karagjozi, di Genova, Alessandra Pioli, di Terni, Carlo Botta, di Grosseto, antieuropeista e fautore dei mini bot, Rosario Ricci, di Viterbo, Irena Salati, di Marino, in provincia di Roma, Alessio Pichi, di Aprilia, in provincia di Latina, Salvatore Giuseppe Ingrosso, di Sava, in provincia di Taranto, Alessandro Bellomo, di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, e Vito Contesi, di Bari”.
