Viterbo – “Abbiamo notizie di diversi casi di Covid sui posti di lavoro. Soprattutto in campagna. Una situazione che rischia di diventare allarmante”. A manifestare preoccupazione è il segretario generale della Uila di Viterbo, Antonio Biagioli, il sindacato dei braccianti agricoli.
Zona rossa giusta o meno, il Covid starebbe mano mano colpendo gli snodi dei settori economici rimasti ancora in piedi da un anno a questa parte. Da quando cioè il virus non solo ha ucciso, ma ha anche spazzato via o messo in ginocchio parti consistenti del tessuto economico. Locale e nazionale. Settori, come appunto l’agricoltura, fondamentali anche per il rilancio del paese. Inseriti poi, spesso, in contesti fondamentali, per il patrimonio storico e archeologico che conservano, in vista del rilancio turistico del territorio.
Viterbo – Antonio Biagioli della Uila
“Siamo preoccupati – prosegue Biagioli – e chiediamo maggiori controlli nelle aziende agricole per evitare che la situazione possa degenerare ed estendersi altrove. Anche le aziende agricole devono misurare la temperatura e rispettare alla lettera quanto disposto dalla normativa anti Covid. E devono impedire a chi sta male di lavorare, a partire da un raffreddore o qualsiasi altro sintomo”.
Non solo, ma per Biagioli la preoccupazione è anche la diffusione del virus al di fuori dei posti di lavoro. “Chi si prende il Covid sul posto di lavoro – sottolinea infatti il segretario generale della Uila – poi torna a casa, in famiglia. E le famiglie, poi, nel quartiere, a volte quartieri molto popolati, si muovono. Per mille ragioni”.
Agricoltura
L’altra preoccupazione è invece esclusivamente economica e lavorativa. “Le aziende agricole – commenta Antonio Biagioli – rischiano di subire conseguenze consistenti da questa nuova ondata di Coronavirus. Rischiano che pochi focolai sparsi per le campagne possano colpire il grosso della manodopera bracciantile. Spesso i braccianti vengono portati sui campi caricandoli sui pianali dei trattori. E lì stanno gli uni vicino agli altri. Così come a volte stanno vicini quando lavorano”.
Agricoltura
“L’altro problema – dice il sindacalista della Uila – è che, venendo meno parte della forza bracciantile a causa del Covid, quella che resta potrebbe vedere intensificarsi notevolmente i ritmi di lavoro. La grande distribuzione chiede quantità, e quella quantità, per restare nel circuito della Gdo, deve essere prodotta. Sono necessari maggiori controlli, anche sull’utilizzo delle mascherine da parte dei lavoratori. Perché è del tutto inutile portare una mascherina che dopo un po’ non è più utilizzabile. Va detto anche che l’ente bilaterale Fimavla-ebat ha rimborsato durante tutto il 2020, e continuerà a farlo anche quest’anno, le spese sostenute dalle aziende agricole per l’acquisto di mascherine, guanti e tutto quello che serve per proteggersi. Maggiori controlli, quindi – conclude Antonio Biagioli -. Per evitare la diffusione del virus sui posti di lavoro ed scongiurare lo sfruttamento dei lavoratori”.
Daniele Camilli


