Roma – Nessun grande cambiamento se non un’Italia ancora più rossa. È attesa per il nuovo monitoraggio dell’Istituto superiore della sanità sulla situazione dell’epidemia in Italia.
Mascherine all’aperto
A rischiare il passaggio in zona rossa potrebbero essere la Calabria e la Toscana. In quest’ultima, ieri, si sono registrati oltre 1500 nuovi casi di Coronavirus e l’incidenza per ogni 1000mila abitanti è particolarmente vicina a quota 250, la soglia entro la quale un territorio passa automaticamente in rosso. La decisione non è ufficiale e non è nemmeno scontata, ma se l’indice Rt e i dati sulla tenuta delle strutture sanitarie non lasceranno scampo, da qui a stasera il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà l’ordinanza che farà scattare da lunedì le misure di contenimento più severe: forti limitazione agli spostamenti e chiusura di molti esercizi commerciali.
L’attenzione degli scienziati e dei tecnici è concentrata anche sulla Sardegna: i dati forniti dall’Iss serviranno a valutare se la regione abbia ancora i requisiti di sicurezza che permettono di restare in fascia bianca.
Per il resto d’Italia, alle regioni passate in zona rossa lunedì scorso non resta che attendere. Si tratta di Lombardia, Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Marche, Molise, Puglia e la provincia autonoma di Trento, per le quali la data chiave è il 26 marzo. Se fra una settimana i dati del monitoraggio mostreranno un miglioramento potranno passare, dal lunedì successivo, nella fascia più bassa e molti negozi e attività, compresi i parrucchieri e i centri estetici potrebbero riaprire.
Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Abruzzo, Calabria, Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano dovrebbero restare in area arancione per un’altra settimana.
