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“Io sono il messia, il mio angelo guida mi ha detto di venire qui”

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Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale

Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale


Acquapendente – “Io sono il messia”. Così avrebbe risposto il maestro Lino a uno dei suoi “seguaci” che durante un incontro gli aveva chiesto: “Ma tu chi sei?”. A un altro che invece gli ha chiesto perché avesse scelto Acquapendente, avrebbe risposto: “Il mio angelo guida mi ha detto di venire qui e mi darà indicazioni tutte le notti”. 

Il messia e l’angelo guida. Particolari inediti dalle sommarie informazioni testimoniali, emersi dopo la fissazione dell’udienza preliminare davanti al gup Savina Poli che il prossimo 14 aprile sarà chiamata a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio del “santone di Acquapendente” da parte della pm Paola Conti.

La procura gli contesta i reati di esercizio abusivo della professione di psicologo, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale ai danni di due “adepte”, tra cui la figlia 26enne di Virginia Adamo, la mamma di Monza che con la sua denuncia ai carabinieri di Montefiascone, nel 2019, ha fatto scattare le indagini della procura della repubblica di Viterbo. 

Se la richiesta di rinvio a giudizio sarà accolta, Pasquale Gaeta, il 63enne d’origine napoletana leader della comunità “Qneud” (“Questa non è una democrazia”) di Acquapendente, sarà processato davanti al collegio per la gravità dei reati che gli vengono contestati. E tra i testimoni dell’accusa potrebbe sfilare anche il giovane cui avrebbe risposto “io sono il messia”. 


L'avvocato Vincenzo Dionisi

L’avvocato Vincenzo Dionisi


Si dicono soddisfatti per essere arrivati alla non scontata fissazione dell’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio Virginia Adamo e  l’avvocato Vincenzo Dionisi, definendo “ladri di futuro, i soggetti come Pasquale Gaeta”. 

“Grazie alla dottoressa Conti, alla polizia giudiziaria che lavora con la pm e all’arma dei carabinieri per tutta l’indagine fatta. Adesso l’augurio è che si vada al processo e che chi ha fatto del male a mia figlia paghi, venga punito col massimo della pena. Che serva da lezione a tutti quei ciarlatani che fanno danni enormi alle proprie vittime”, commenta Virginia Adamo, pronta a far pesare la sua voce con tutti i mezzi legali a sua disposizione, che a suo tempo chiese aiuto anche alle Iene, temendo l’archiviazione della sua denuncia, essendo la figlia maggiorenne nonché brillante studentessa universitaria. 


Video: Il servizio delle Iene


Ladri di futuro perché chi cade nelle grinfie di queste persone sfugge la realtà e perde il contatto con la realtà, arrivando anche a subire violenze fisiche e psicologiche, rischiando di non essere più in grado di riannodare i fili della propria vita. C’è chi smette di andare a scuola, chi perde occasioni di lavoro oppure si auto-estromette dalla società per la vergogna di quello che ha subito”, dice Dionisi.

Vincenzo Dionisi è il legale nominato perché assistesse la 26enne durante l’incidente probatorio del 23 maggio 2019, durante il quale la giovane ha negato qualsiasi abuso, prima di essere sottoposta alla perizia psicologica affidata dalla procura alla professoressa Anna Maria Giannini della Sapienza di Roma. Pronto a dare battaglia il difensore Bruno Barbaranelli, che contava sull’archiviazione.

Poderoso il fascicolo dell’inchiesta. “E’ composto di 2500 pagine in cui nulla è stato lasciato al caso”, spiega l’avvocato Dionisi, che nel frattempo è tra coloro che in Italia si stanno battendo per la reintroduzione del reato di plagio. “Dobbiamo ringraziare anche i nostri collaboratori, tra i quali il criminologo esperto di dinamiche settarie Sergio Caruso”, dice ancora Dionisi. 

“Complimenti alla procura di Viterbo, alla dottoressa Conti e a una mamma che non hai mai smesso di lottare per la figlia”, sottolinea infine lo stesso Caruso.

Silvana Cortignani


Bruno Barbaranelli

L’avvocato Bruno Barbaranelli


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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