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“Ragazzi, per il bene di tutti, restate a casa e uscite il meno possibile!”

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Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli

Il vescovo Lino Fumagalli


Viterbo – “Ragazzi, per il bene di tutti, restate a casa, uscite il meno possibile!”. L’appello è del vescovo, Lino Fumagalli. Ed è di ieri sera, dall’altare della basilica di Santa Maria della Quercia a Viterbo dove ha celebrato la messa in ricordo delle vittime del Covid, a un anno dall’emergenza. Un momento che ha coinvolto tutte le parrocchie, in tutta Italia. Un momento di preghiera e comunione.


 


Viterbo - La Quercia - La messa per le vittime del Covid

Viterbo – La Quercia – La messa per le vittime del Covid


In basilica, le persone sono quasi tutte raccolte ai primi banchi, con la stanchezza in volto che si fa sentire. Tra loro anche il sindaco Giovanni Arena che era appena uscito dal consiglio comunale in corso per poi ricollegarsi una volta finita la messa. Ai lati dell’altare due carabinieri in alta uniforme. 



“Se da una parte possiamo comprendere la voglia di uscire – ha detto il vescovo -, dall’altra in questo modo aumentano i rischi. Le regole vanno rispettate – ha poi aggiunto Lino Fumagalli rivolgendosi sempre ai più giovani – non solo perché sono imposte da un decreto ministeriale, ma perché farlo è un atto d’amore. Un dovere verso l’altro”.


Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – Il vescovo Lino Fumagalli


Fumagalli è preoccupato per il ritorno violento del virus. “Sembrava che in estate la situazione si stesse riprendendo. Tutto è invece ricominciato nuovamente, piano piano. Arrivando di nuovo a numeri preoccupanti. E le indicazioni sono chiare. Non stiamo uscendo dalla pandemia, ma stiamo entrando nella sua terza fase. Ancora più aggressiva”.


Viterbo - La Quercia - La messa per le vittime del Covid

Viterbo – La Quercia – La messa per le vittime del Covid


400 le famiglie della Tuscia che hanno perso un proprio caro. “E’ successo qualcosa – ha sottolineato il vescovo – che resterà per sempre impresso nelle menti di tutti”.


Viterbo - La Quercia - La messa per le vittime del Covid

Viterbo – La Quercia – La messa per le vittime del Covid


Che fare, quindi? “Non perdere la fiducia e la speranza – ha risposto Fumagalli -. Non lasciamoci rubare la speranza. La fiducia nell’altro ci dice che insieme possiamo uscire fuori dalla pandemia e tentare di risolvere le conseguenze sociali ed economiche che sta provocando. Problema rilevanti. Attività che chiudono e persone che perdono e perderanno il lavoro. E perdere il lavoro significa non avere il minimo indispensabile per andare avanti”.


Viterbo - La Quercia - La messa per le vittime del Covid

Viterbo – La Quercia – La messa per le vittime del Covid


“Queste persone ci appartengono – ha continuato Lino Fumagalli -. Tutti dobbiamo metterci a disposizione ed essere vicini alle persone che hanno bisogno del nostro aiuto. Se non c’è solidarietà, allora c’è solo barbarie. Soltanto restando uniti si possono sconfiggere la pandemia e le conseguenze sociali che sta determinando”.


Viterbo - La Quercia - La messa per le vittime del Covid

Viterbo – La Quercia – La messa per le vittime del Covid


Fuori, sono le 6 e mezza della sera, bar e ristoranti hanno chiuso. La gente va a casa, in attesa di sapere quale sarà la sorte del posto in cui abita. Gialla, rossa oppure arancione. Disposizioni cromatiche che dal fronte parlamentare, le ultime due esperienze di governo, Conte, sono dilagate anche su quello dell’emergenza sanitaria. Nel Paese delle casse integrazioni e della povertà che aumenta giorno dopo giorno, con mense Caritas ed empori a fare da testimoni. Nell’attesa di vedere cosa succederà quando il governo darà il via ai licenziamenti. Nel frattempo Sanremo tiene a bada tutti, ma tra qualche mese si prevedono un paio di milioni in più di famiglie in mezzo a una strada.


Viterbo - La Quercia - La messa per le vittime del Covid

Viterbo – La Quercia – La messa per le vittime del Covid


Infine un invito del vescovo a tutta la comunità. “È un periodo di sacrificio, ma insieme si può superare – ha ribadito Fumagalli -. Nessuno, però, si deve sentire solo e abbandonato. Dobbiamo avere fiducia e speranza. E speranza significa prendersi cura dell’altro, recuperando un anno di solitudine per tanti. Nelle case di riposo, gli anziani non vedono più i propri familiari, se non da un vetro e a 50 metri di distanza. Tanti disabili non hanno più le uscite mensili, che per loro erano vita. La solidarietà può rendere meno duro il percorso di queste persone. Ci dobbiamo sentire tutti responsabili – ha concluso il vescovo -, con la speranza che alla fine di questa pandemia ognuno di noi possa sentire un nuovo senso di appartenenza. Un nuovo slancio verso quella comunità cui appartiene”.

Daniele Camilli


Fotogallery: La messa a un anno dall’emergenza Covid


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