Arezzo – “Sono stato vaccinato con un dose residua e legale. Vomitevoli le polemiche. Gli italiani avrebbero dovuto ringraziarmi…”. Parola di Andrea Scanzi. E sui social esplode la polemica sul logorroico giornalista di 47 anni.
Il giornalista del Fatto quotidiano è stato vaccinato ad Arezzo con una dose di Astazeneca last minute. E’ bastato un post su Facebook di venerdì, in cui dichiarava di essersi vaccinato, per fa scoppiare il caso. Poi un secondo post di sabato e il terzo di oggi, infine un video di questa sera. E la polemica e servita con tanto di like e follower. Questi sono i social bellezza!
Il primo post di Scanzi del 19 marzo
L’ho ripetuto spesso in questi giorni – ha scritto , sia in tivù che durante le #ScanziLive: “Se a fine serata avanza una dose di qualsiasi vaccino, non c’è nessuno che la vuole, non rubo il posto a nessuno e se non la accetto io viene buttata via, chiamatemi. Che sia Moderna, Pfizer o Astrazeneca”.
Anche il generale Figliuolo è stato in merito molto chiaro, per esempio domenica in tivù da Fazio: “Le dosi eventualmente residue a fine giornata, qualora non conservabili, siano eccezionalmente somministrate, per ottimizzarne l’impiego evitando sprechi, in favore di soggetti comunque disponibili al momento, secondo l’ordine di priorità individuato dal Piano strategico nazionale”.
Esattamente quello che mi è accaduto stasera.
Buttare i vaccini dentro una pandemia è un sacrilegio, e Figliuolo (giustamente) ha fatto anche una ordinanza in merito, promuovendo in ogni modo l’uso di tutte le dosi disponibili.
Così, nel pieno rispetto delle regole, mi sono messo garbatamente nella lista dei disponibili al vaccino a fine giornata, per non buttare via nessuna dose altrimenti gettata via. Categoria “caregiver” familiare, essendo figlio unico e avendo entrambi i genitori “fragili”.
Oggi, come era naturale prevedere, molti non hanno trovato entusiasmante vaccinarsi con Astrazeneca dopo lo stop di tre giorni. C’è molta paura in giro. Molto scetticismo. Non poche dosi libere. E di sicuro non c’era la fila per vaccinarsi, anche se le disdette sono state per fortuna minori delle previsioni più nefaste.
A fine giornata, il responsabile di vaccinazione della mia zona mi ha informato che c’era una dose disponibile. Non mi ha stupito: ieri, in un sondaggio di Piazzapulita, più del 60% diceva di non voler fare Astrazeneca.
Io non appartengono minimamente a quel 60%.
Così, come avevo detto nei giorni scorsi (in ordine di tempo) a Cartabianca, Accordi&Disaccordi e Otto e mezzo, ho preso la macchina e mi sono vaccinato. Con Astrazeneca.
Ho trovato un personale di straordinaria umanità, efficienza, professionalità ed empatia. Persone che mi rendono ancora più orgoglioso di essere italiano.
Mi fido della scienza, e se la scienza mi dice di farlo io lo faccio. E non credo minimamente che Astrazeneca sia un vaccino “di serie B”.
Spero che questa piccola testimonianza serva per fugare un po’ di paura.
E spero anche che la stragrande maggioranza degli italiani faccia nelle prossime settimane come me, perché è l’unico motivo per uscire da questo immenso incubo.
Buona fortuna e resistiamo: non può piovere per sempre (cit)
Il secondo post di questa sera 21 marzo
Quello che dovevo dire l’ho detto nei due post di venerdì e sabato. E poi nella diretta di poche ore fa.
Mi resta però un aspetto da sottolineare.
Di polemiche ne ho affrontate tante, quasi tutte divertendomi. A volte avevo ragione, a volte avevo torto.
Questa polemica sulla mia vaccinazione non mi diverte. Per niente. Mi offende, mi ferisce, mi fa incazzare. Oltrepassa qualsiasi forma di disonestà intellettuale.
Lunedì scorso ho dato al mio medico curante la disponibilità, nel pieno rispetto delle regole, a prendere qualsiasi dose di vaccino destinata a finire altrimenti nelle fogne se non l’avessi presa io. L’ho fatto a maggior ragione dopo avere sentito domenica scorsa il generale Figliuolo da Fazio. Quello delle dosi spedare è un tema a lui caro, al punto tale da averci dedicato un’ordinanza ad hoc il giorno successivo.
Ho detto che avrei accettato quel vaccino (senza rubare il posto a nessuno e solo se altrimenti fosse stato gettato) martedì a RaiTre, mercoledì su Nove, giovedì su La7. Non ho mai nascosto nulla, sono sempre stato cristallino. Ci sono le registrazioni video, ci sono i post.
Venerdì, dopo tre giorni di blocco nazionale perché “Astrazeneca fa venire le trombosi” (il messaggio passato purtroppo era quello), mi hanno chiamato per dirmi che c’era una dose disponibile a fine giornata. Mi hanno ripetuto che non avrei rubato il posto a nessuno. Mi hanno ribadito (ho le chat su whatsapp) che era tutto in regola.
Tutte le persone attorno a me, tranne la mia compagna Sara, mi hanno detto: “Ma no, è pericoloso, aspetta Johnson, chi te lo fa fare!”. Il clima, nel paese, era di terrore puro quel giorno.
Quel vaccino non era esattamente un “boccone da ghiotti”, infatti la sera prima Formigli aveva mostrato un sondaggio che parlava di un 60% abbondante di italiani pronti a rifiutare Astrazeneca.
Invece ci sono andato: perché mi fido della scienza e perché volevo dare un messaggio agli italiani. Volevo dir loro: “Non abbiate paura, vaccinatevi. Va tutto bene”.
Non ero serenissimo, quando ho fatto il vaccino, perché un retropensiero di paura ce l’hai sempre, ma l’ho fatto. Non che per farlo occorresse essere eroi, sia chiaro: gli eroi sono altri. Ma di sicuro, dopo tre giorni di stop, quelli disposti a vaccinarsi con Astrazeneca non erano tanti. E i posti liberi, infatti, non erano pochi.
Dopo essermi vaccinato, circondato da uno staff straordinario, ho fatto subito il post su questa pagina: per dare un messaggio. Se avessi voluto fare il furbo avrei fatto il vaccino due mesi fa, in un ambulatorio più appartato (non certo al Centro Affari). Una cosa che anche solo a pensarla mi repelle. E soprattutto non ne avrei dato notizia io stesso nella mia pagina, davanti a più di 2 milioni di persone.
Come si fa a definirmi “furbetto del vaccino” se sono stato IO, con orgoglio e dopo aver rispettato le regole, a dare la notizia del mio vaccino? Vi rendete conto che è tutto capovolto in questa vicenda?
Ho raccontato di avere fatto il vaccino perché era giusto e perché volevo dare un messaggio. Infatti l’ho dato. È servito. La stragrande maggioranza dei commenti dopo il mio gesto era, e resta, positiva. Dopo il mio gesto la ASL della mia zona ha finalmente messo anche online (era ora!) la lista dei “panchinari del vaccino”. E le prenotazioni sono esplose.
Tutto questo è accaduto anche grazie al mio gesto. Non dico che per questo vorrei un encomio, per carità: mi basterebbe un “grazie” (e da moltissimi è arrivato). O anche solo non essere trattato da serial killer.
Invece, dopo due giorni di quiete, ecco partire oggi la gogna. La violenza inaudita. Gli insulti, le minacce, i “speriamo ti prenda un trombo”. Un livello di virulenza allucinante. Per fortuna che sono in una clinica e sto leggendo poco, perché altrimenti ci sarebbe da deprimersi (se fossi tipo da deprimersi) per tre anni

Che gli insulti arrivino da chi mi odia a prescindere, ci sta. Vivono per quello. Che non appettassero altro i giornalisti falliti, le comari del nulla, i fascisti, i renzini e i professionisti del paraculismo travestiti da maestri del giornalismo, ci sta. Fa parte del gioco. Ma che a unirsi al coro siano anche certi finti amici, o gente che fino al giorno prima mi chiedeva di fare una foto insieme per raccattare qualche voto o like in più, mi fa vomitare il giusto.
Mi pare davvero tutto eccessivo. Sadico. Carognesco. Il totale rovesciamento della realtà: fai un gesto (totalmente lecito e quel giorno non facilissimo emotivamente) per aiutare la campagna vaccinale del tuo paese dentro una pandemia, e quello che ottieni in risposta è ferocia pura, livore scriteriato e auguri di morte.
Lo ripeto: le polemiche (a volte) mi divertono, ma questa no. Mi fa male. Mi fa incazzare. E mi fa pure un po’ paura.
Che dire? Ne prendo atto: non si finisce mai di imparare. Da domani si riparte come prima, anzi ancora più in forma.
Un abbraccio a chi mi vuol bene, e tutto sommato anche a chi me ne sta dicendo di tutti i colori: non sono come voi, e me ne vanto.