“10eLotto”
Viterbo – Trattiene indebitamente centomila euro del “10eLotto”, tabaccaia della provincia di Viterbo condannata a due anni di reclusione per peculato. Non truffa allo stato, ma proprio peculato, essendo considerato il gestore come incaricato di pubblico servizio. L’accusa aveva chiesto tre anni.
L’imputata, titolare all’epoca dei fatti di una tabaccheria con annessa ricevitoria in un centro dell’Alta Tuscia, la cui licenza è stata poi revocata, non avrebbe versato all’erario quasi centomila euro, frutto della gestione telematica del “gioco lecito”, nella sua veste di “agente della riscossione”, agente contabile incaricato di pubblico servizio per lo stato, che gestisce direttamente il gioco del lotto attraverso i Monopoli.
Per la precisione una somma pari a 95mila euro di “pecunia publica“, che in base a quanto emerso durante il processo non sarebbero stati mai restituiti. Imposte di consumo dovute al fisco dai contribuenti anche se versate dai concessionari, nella fattispecie provento del popolare gioco del “10eLotto”.
Nove anni per mettere la parola fine a una vicenda che risale al 2012
A distanza di none anni dai fatti, ieri la sentenza di primo grado ha rischiato di nuovo di saltare, per l’ennesima volta a causa dell’assenza dello psichiatra Daniele Cimarello, il medico cui il difensore Giuseppe Picchiarelli ha affidato l’incarico di effettuare una perizia di parte, per mettere nero su bianco il particolare stato di disagio psicologico in cui all’epoca avrebbe versato l’imputata.
Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei ha rigettato l’ulteriore richiesta di rinvio, chiudendo l’istruttoria dibattimentale e invitando le parti alla discussione.
La pm Eliana Dolce ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione e la difesa l’assoluzione. Il tribunale ha inflitto all’imputata due anni, con il riconoscimento delle attenuanti e il beneficio della sospensione condizionale della pena.
Ammanchi rilevati automaticamente dal sistema
Al centro della vicenda giudiziaria l’omesso versamento da parte della titolare della ricevitoria del Preu, il prelievo unico erariale, dovuto sull’importo delle giocate al netto delle vincite erogate, destinato a fornire risorse finanziarie allo stato, in cui le finalità del controllo pubblico comprendono il contrasto alla ludopatia, la gestione dei flussi di denaro derivanti dal gioco, in maggiore parte destinati all’erario, i sistemi di controllo per evitare frodi ed evasione fiscale.
“Le prime due settimane sono passate così, poi gli ammanchi sono stati rilevati dai meccanismi automatici di allarme, con l’invio di alert a Lottomatica – ha spiegato il pubblico ministero – i soldi erano quelli del ’10eLotto’, gioco che consentiva agli scommettitori di effettuare giocate plurime nell’arco della giornata e che sarebbero dovuti essere versati il lunedì successivo dal concessionario”.
Silvana Cortignani
