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Viterbo – (g.f.) – “Siamo sotto le macerie, siamo già morti”. Ugo Sposetti e il Partito democratico. Un’intervista al settimanale L’Espresso mette in risalto i dubbi e pure qualche amarezza dell’ex senatore viterbese e tesoriere Ds, dopo le dimissioni del segretario nazionale Zingaretti.
Una storia già vista, in una situazione da Sposetti ampiamente prevista. “Quando è nato il Pd – spiega Sposetti all’Espresso – non lo dico da nostalgico: ho detto allora che noi saremmo finiti così, perché vedevo che stavamo andando avanti senza robuste radici. Qualunque attività ha bisogno di solide fondamenta. Il Pd non le aveva”. Il contatto con la gente. Che non c’è. L ‘ascoltare, piuttosto che parlare. I giovani, forze nuove relegate oggi ai margini da una classe dirigente che guarda al futuro, ma il proprio. Quando Susanna Turco gli chiede come definisce la situazione del Pd, Sposetti è netto: “È molto semplice: siamo sotto le macerie. Siamo già morti”.
S’intuisce che non sarà il ritorno di Letta al posto di Zingaretti a ribaltare la situazione. Non solo perché di Letta, Sposetti non nutre grande simpatia politica. “Letta, da premier, ha abolito i rimborsi elettorali. Io sono incompatibile con uno che ammazza i partiti”.
L’elezione del nuovo segretario non era ancora avvenuta, quando l’intervista è stata realizzata. “Auspicherei un’altra soluzione”. Magari la candidatura di una donna. Non c’è stata.
Per Letta che arriva, c’è Zingaretti che va: “Ha fatto una scelta. Si è dimesso, si vorrà candidare a sindaco di Roma, mi sembra normale, dopo due mandati. Le terze legislature sono sempre complicate”. Il momento è delicato, ma spazio per una battuta c’è sempre: “Insomma, possiamo dire che i due fratelli sono in crisi. Quello televisivo ha lasciato Livia, l’altro il Pd”. Riferimento a Luca Zingaretti, fratello attore di Nicola e famoso per il ruolo del commissario Montalbano.
Il Zingaretti politico, invece, fa notare la giornalista, fino a pochi giorni diceva che il Pd non era mai stato così unito.
“Quando leggevo o sentivo alla radio – ricorda Sposetti – che la direzione aveva votato all’unanimità, dicevo, sono dei falsi. Quando si sta in una comunità, si alza il ditino e si dice: scusa, non sono d’accordo. Voto contro. Poi si rispettano le decisioni della maggioranza. Questa è la storia da cui vengo. Io ci stavo bene, ero in dissenso quanto volevo. Ma quando, oggi, votano all’unanimità e due ore dopo rilasciano dichiarazioni contro quello che hanno deciso, non funziona”. Infatti si è visto.
Un partito che dovrebbe svoltare pagina. “Abbiamo bisogno di giovani, di aria fresca. Sennò siamo morti. Stiamo sempre a parlare di accordi, accordini, posti. Stiamo tutti a guardarci l’ombelico. Nessuno apre un dibattito sulla politica internazionale. Oa per esempio Biden propone di fare il G10 delle democrazie, contro la Cina. E noi che diciamo?”.
È contrario alle primarie per eleggere il segretario di partito: “Un meccanismo che non funziona. Non danno una linea politica – dice all’Espresso – si elegge un organismo pletorico, ingovernabile; si formano al suo interno delle correnti che hanno un peso enorme”.
I risultati sono evidenti: “12 anni, 7 segretari”.
Sposetti ne ha pure per Draghi. “In questa legislatura siamo al terzo presidente del consiglio che non è stato eletto e non ha fatto neanche il consigliere circoscrizionale. Trovatemi una democrazia occidentale nella quale il capo del governo non è passato per un voto. In Europa, nel mondo, non c’è nessuno. È un problema per la democrazia italiana”. La colpa è del Partito democratico, ma in compartecipazione: “Non solo del Pd, in questo caso”.
