Sport – L’annuncio fatto nella notte da 12 top club europei, tra cui Milan, Inter e Juventus, di creare una SuperLega ha provocato un vero e proprio terremoto nel mondo dello sport. È iniziato un nuovo capitolo nella storia del calcio, con un braccio di ferro come mai si era visto tra la Uefa e i club fondatori della SuperLega. La prima che minaccia di escludere le 12 società da ogni sua competizione, i secondi che valutano di intraprendere azioni legali. Nel mezzo i tanti appassionati di questo sport, che chiedono il ritorno del calcio a “sport popolare” quale è sempre stato. Un forte coro di no alla SuperLega viene anche dalla politica. Non solo italiana, ma anche europea.
Calcio
“Questa vicenda della SuperLega di un manipolo di squadre di calcio è inquietante ed è il riflesso del mondo in cui viviamo – ha scritto su Facebook il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni -. E racconta molto bene cosa intendiamo quando parliamo di disuguaglianza. Aziende che si occupano (anche) di calcio, con le pance gonfie di debiti, che in una situazione di normalità sarebbero fallite, decidono in autonomia di cambiare le regole del gioco e di distruggere lo spirito sportivo che da decine di anni appassiona milioni di persone, pur di inseguire guadagni facili. Non accettano la competizione con le squadre più piccole, non tollerano di suddividere i guadagni con le cosiddette “provinciali”. Ma fanno male i conti: il calcio, come qualunque altra passione, si regge sui sentimenti di chi lo segue. E sulla disponibilità di pagare per assistere a un evento, allo stadio o in tv. E quindi non è detto che l’operazione riesca, nemmeno dal punto di vista che a loro interessa di più. Se decidi che a questo evento non possono partecipare l’Atalanta, il Sassuolo, il Leicester, il Napoli, significa non aver capito nulla di ciò che da molti anni anima un movimento. Mi auguro che questa storia finisca in cantina. Il calcio deve tornare ad essere degli appassionati e dei tifosi, non dei presidenti di squadre sull’orlo del fallimento. Il calcio è soprattutto sport, non mercato”.
Parole di condanna della SuperLega provengono anche dal segretario nazionale del Pd Enrico Letta, che su Twitter ha scritto: “L’idea di una SuperLega per i più ricchi club europei di calcio? Sbagliata e decisamente intempestiva. In Europa il modello Nba (principale lega professionistica americana di basket, ndr) non può funzionare. Nel calcio e nello sport la forza sta nella diffusione, non nella concentrazione. E nelle belle storie tipo Atalanta, Ajax, Leicester“.
“Da tifoso milanista – scrive invece Salvini -, dovrei essere contento che la mia squadra possa partecipare ad una Superlega europea, incassando un sacco di soldi, a prescindere da merito, impegno e risultati. Ma, da sportivo e da italiano, dico che il denaro non è tutto, e i milioni non sono sufficienti per azzerare simboli, storia, merito, cuore e passione. Il calcio e lo sport sono di tutti, non di pochi privilegiati. Mi piacciono le vittorie conquistate con il sudore sul campo, non quelle comprate coi milioni in Borsa”.
“La nuova SuperLega è la deriva da tempo avviata alle nostre società applicata al mondo del calcio – afferma la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni -. Scavalcare la rappresentanza dal basso e imporre dall’alto l’istituzione di una oligarchia. Che non esista più il calcio di una volta purtroppo è evidente, così come il business che gira intorno a questa disciplina ma almeno finora il merito sportivo era un punto di partenza, non un dettaglio. E non si distrugge il merito in nome dei profitti”.
“La SuperLega è la mortificazione dei valori dello sport – scrive su Facebook la pentastellata Tiziana Beghin -. Dodici club europei di calcio hanno annunciato ufficialmente di avere raggiunto un accordo per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la SuperLega, governata dai club fondatori. Tra questi figurano anche tre squadre italiane: la Juventus, il Milan e l’Inter. Tale competizione avrà 15 partecipanti fisse su 20 e non prevede promozioni o retrocessioni. Da appassionata e vicepresidente dell’intergruppo sport al Parlamento europeo non posso che restare allibita di fronte a questa follia, che si scontra con alcuni dei valori fondamentali che contraddistinguono l’attività sportiva, come l’universalità, l’inclusione e la meritocrazia. Si sta creando una casta dei ricchi che porterebbe a un ulteriore impoverimento del calcio mondiale, togliendo non solo sogni, ma anche fondamentali risorse al 99,9 per cento delle società. Il calcio è lo sport più seguito al mondo e la sua storia è colma di favole sportive che hanno emozionato intere generazioni. Con la SuperLega tali possibili exploit sarebbero mortificati da una struttura chiusa che non permetterebbe a tantissime compagini meritevoli di competere ai più alti livelli. Senza scordare che la forbice nelle leghe nazionali tra i top team e gli altri accrescerebbe ulteriormente, diventando pressoché incolmabile. La SuperLega non è sport, ma mero business: come Movimento 5 stelle siamo fortemente contrari che i valori sportivi siano ulteriormente sacrificati sull’altare esclusivo delle logiche di mercato”.
Contro la SuperLega si è schierato anche il presidente del parlamento europeo David Sassoli. “Dobbiamo difendere il modello di sport europeo – ha scritto su Twitter -. Sono contrario al calcio che diventa appannaggio di pochi ricchi, lo sport deve essere per tutti“.
