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“Fammelo assaggiare questo culo”, confermati due anni e mezzo al datore di lavoro

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Viterbo – (sil.co.) – “Fammelo assaggiare questo culo”, confermati due anni e mezzo al datore di lavoro.

E’ la vicenda del 69enne originario di Latina, ma residente a Civita Castellana, condannato il 21 maggio 2019 a due anni e mezzo di reclusione per stalking, lesioni aggravate e violenza sessuale ai danni di due operaie di Tarquinia impiegate alla mensa della centrale di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia. 

L’imputato, giudicato in primo grado dal tribunale di Civitavecchia, è stato condannato anche a risarcire le vittime, parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, con una provvisionale di 5mila euro ciascuna.

Tra la fine del 2012 e il 2015 se la sarebbe presa con le due vittime, prima corteggiandole in maniera spinta e poi facendo scontare loro sul lavoro il rifiuto ai suoi approcci sessuali.


Giuseppe Picchiarelli

Il difensore di parte civile Giuseppe Picchiarelli


Ieri presso la corte d’appello di Roma si è celebrato il processo di secondo grado. al termine del quale è stata confermata la sentenza contro la quale il 69enne aveva fatto ricorso per ottenerne la riforma. 

Prima le avrebbe riempite di fiori, poi le avrebbe mandate a fare le lavapiatti. “Fammelo assaggiare questo culo”, avrebbe detto a una delle vittime, infilandole la mano nei pantaloni. 

Entrambe le donne, in più occasioni, sarebbero state insistentemente palpeggiate al seno e sul sedere, mentre l’uomo tentava di baciarle. Non volendone sapere di allacciare una storia sentimentale, l’imputato avrebbe “punito” una di loro assegnandola alla pulizia dei bagni e al lavaggio dei pentoloni della cucina. La poveretta è finita in ospedale con le palpitazioni e una prognosi di sette giorni.

“Fammelo assaggiare questo culo”, avrebbe detto all’altra, palpeggiandola e infilando le mani nei pantaloni per toccarle i genitali. Le vittime sarebbero state sorprese negli spogliatoi mentre si stavano cambiando. “Andiamo in albergo”, avrebbe proposto senza tanti preamboli l’imputato, puntando dritto al sodo.


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