Orte – Riceviamo e pubblichiamo – Nessuno è uscito vincitore ieri dall’aula consiliare di palazzo Nuzzi.
Questo è un fatto che deve essere chiaro per tutti.
Ma di fronte ad un sindaco che si è arrogato il diritto di continuare ad amministrare la nostra città pur con la consapevolezza di non avere più i numeri per farlo, la richiesta di una verifica della maggioranza ha rappresentato l’esercizio di un obbligo istituzionale al quale nessuno di noi avrebbe potuto sottrarsi.
Angelo Giuliani
Rispetto delle regole e dei ruoli, rispetto della legge, del pluralismo, della legalità e della trasparenza; questi rappresentano i principi democratici al cui impegno e ossequio ogni consigliere comunale è chiamato a rispondere.
E il senso di responsabilità e di amore nei confronti di questa città avrebbe voluto che il primo cittadino, eletto per essere guida per i suoi consiglieri ed istituzione per gli ortani, tentasse in maniera seria una ricucitura della spaccatura avvenuta all’interno di quella che rappresentava la sua maggioranza.
Questo ovviamente avrebbe comportato per Giuliani mettersi in discussione.
Un esercizio difficile, anzi, impossibile per chi da sempre è abituato a scaricare le proprie responsabilità o inadempienze sugli altri, negando ogni evidenza.
Non solo… per senso di responsabilità e per evitare il commissariamento oggi tanto demonizzato, Giuliani avrebbe potuto tentare la strada dell’apertura nei confronti delle minoranze al fine di traghettare il comune alle elezioni di ottobre.
Una apertura, quella nei nostri confronti, che lui stesso aveva cercato in previsione delle prossime elezioni amministrative nel tentativo di trovare un eventuale accordo politico, ma che non ha ritenuto necessario esplorare per scongiurare il commissariamento.
Eliminati i suoi alleati “non allineati” e più “ingombranti”, che da tempo rappresentavano un ostacolo alla sua individuale affermazione, si è concentrato sull’obiettivo di amministrare praticamente da solo fino alle elezioni di ottobre.
Ha preferito continuare a muoversi in solitaria, offrendo lo spettacolo indecoroso di una continua celebrazione di sé stesso, trincerandosi dietro ad un patetico vittimismo e scommettendo sulle sorti della nostra città, puntando tutto sull’altrui senso di responsabilità, del quale ha dimostrato di essere privo, vivendo la crisi politica da lui stesso creata come una roulette russa.
E a questo punto la sua colpa più grande è stata quella di aver portato tutta la città a perdere insieme a lui.
Associazione Idee chiare
