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Pfizer: “Nelle prossime settimane aumenteremo drasticamente le forniture in Europa”

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Roma – “Nelle prossime settimane aumenteremo drasticamente le forniture in Europa”. Così ha parlato Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, in un’intervista al Corriere della sera.

“Stiamo programmando di aumentare drasticamente le nostre forniture di vaccini ai paesi europei nelle prossime settimane – ha spiegato Bourla -. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte di più di quanto abbiamo fatto nel primo trimestre: 250 milioni di dosi, dopo averne date 62 fino a marzo. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che stanno avendo altre aziende. Ma sono ottimista, perché il nostro processo produttivo si è dimostrato stabile e affidabile. Stiamo negoziando con la Commissione e con molti altri Paesi nel mondo su contratti pluriannuali di fornitura di vaccini covid nel 2022 e 2023. Sono felice di poterlo dire. Vogliamo essere dei partner nel lungo periodo delle autorità sanitarie di tutto il mondo nella lotta a questa pandemia”.

“Finora siamo sempre stati in anticipo sulla tabella di marcia – ha aggiunto l’amministratore delegato di Pfizer -. Nel nostro stabilimento di Puurs, in Belgio, entro maggio programmiamo di raggiungere il ritmo di circa 100 milioni di dosi prodotte al mese. Con miglioramenti significativi e continui a seguire nei prossimi mesi. Per ora il vaccino Pfizer ci risulta sicuro sulle varianti. Abbiamo appena finito uno studio su 46 mila individui e siamo pronti a presentare i risultati finali. Nel campione 800 persone erano in Sudafrica, dove appunto c’è una delle varianti più difficili, ma anche in quel caso l’efficacia è stata al 100%. Per ora non vediamo nessun indizio che le varianti conosciute producano una perdita della protezione dal nostro vaccino”.


Pfizer

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Bourla si è quindi soffermato sul ritorno alla normalità, portando come caso di studio l’avanzamento delle vaccinazioni in Islaele. “Certo, Israele è un paese piccolo, con i confini chiusi. I movimenti in entrata e in uscita sono limitati e la popolazione vive in uno stato di guerra quasi continuo, dunque sa come rispondere rapidamente a una crisi. Ma lì siamo riusciti a dimostrare al mondo intero che c’è speranza. Quello era il senso dello studio sui dati israeliani. Sapevamo che l’euforia dopo i primi vaccini sarebbe venuta meno quando, mese dopo mese, la gente vede che la vita non cambia molto. Ma in Israele si vedono i veri effetti del vaccino: quando copri una parte importante della popolazione, diventa possibile tornare quasi alla vita di prima. Il punto è quando si riesce a vaccinare la gente. Ma dal nostro punto di vista, sono ottimista: consegneremo numeri importanti di dosi”.

“Abbiamo già l’approvazione per l’età 16-18 anni con il 100% di efficacia – ha aggiunto l’ad di Pfizer, parlando della ricerca sul vaccino per i bambini -. Ora abbiamo finito gli studi sui 12-15 anni e abbiamo fiducia che avremo un’altra approvazione. Nel frattempo abbiamo già iniziato a lavorare sugli effetti di 5-11 anni, fra i due e i cinque e fra i sei mesi e i due anni”.


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