Roma – Il presidente del consiglio Mario Draghi è stato chiaro: non c’è ancora una data ufficiale per le riaperture. Ma sul calendario del governo sono due i giorni cerchiati in rosso da tenere in considerazione. Il 20 aprile e, ancor prima, il 16 aprile.
Venerdì prossimo arriverà il consueto monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità con dei dati nuovi e aggiornati, che potrebbero dare indicazioni ben precise su alcuni territori. Quasi la metà delle regioni italiane, infatti, marcia dritto verso i dati da zona gialla (che però è stata sospesa fino al 30 aprile con il nuovo decreto Covid) e potrebbero essere proprio quegli indicatori lì, portati dai governatori al tavolo con l’esecutivo, a fare la differenza e dare il via alle riaperture. Dal 20 aprile, appunto, e secondo una scaletta ben precisa.
Locali chiusi
Per quanto riguarda i ristoranti, l’ipotesi è di consentire la riapertura a pranzo — forse con un orario ridotto almeno nella prima fase — favorendo i locali che hanno uno spazio esterno con la sospensione della tassa per l’occupazione di suolo pubblico. Subito dopo toccherà ai bar, anche in questo caso con alcune limitazioni in particolare per quanto riguarda la consumazione in piedi.
In cima alla lista delle attività da riaprire anche le palestre e le piscine, da mesi ormai costrette a tenere le serrande abbassate. Nei prossimi giorni, si dovrà stabilire se consentire — almeno nella prima fase — solo lezioni individuali oppure anche di gruppo, sempre con distanziamento e con un utilizzo limitato degli spogliatoi.
Mentre i cinema e i teatri, dopo la promessa disattesa delle riaperture lo scorso 27 marzo, sperano in un ritorno all’attività. Per le sale si pensa ad un protocollo ancora diverso rispetto a quello approvato per l’ultima presunta riapertura: mascherina ffp2 per tutti, tampone 48 ore prima.
“Nel mese di marzo e aprile abbiamo scelto di non avere fasce gialle, perché la variante inglese ha una maggiore capacità di diffusione; ora ci sono due effetti su cui puntiamo per la seconda metà della primavera: da un lato le misure che hanno piegato la curva, sono 3 settimane che l’Rt ha un segno meno; poi c’è la leva della vaccinazione, la vera chiave per provare a uscirne”. “Ogni chiusura comporta sacrifici sul piano personale, sono consapevole delle difficoltà di tante attività commerciali ed economiche, possiamo provare ora a capire come gestire questa fase e programmare settimane con meno limitazioni”, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza a Che tempo che fa.
