Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Scrivo per spezzare, con piacere, una lancia a favore del bistrattato ospedale Belcolle di Viterbo, del cui reparto Covid-19 sono stato ospite, dal 19 marzo al 3 aprile scorsi.
Viterbo – Il Pronto soccorso di Belcolle
Arrivato in ambulanza al pronto soccorso, in una classica notte buia e tempestosa, dopo 11 giorni a casa con sintomi da Covid-19 conclamati e confermati da doppio tampone positivo, rapido e molecolare, sono stato subito dirottato in un ampio padiglione dello stesso pronto soccorso dedicato ai contagiati dal virus.
Sono rimasto lì un paio d’ore, oggetto dell’attenzione immediata e sollecita degli operatori sanitari presenti.
Dopo avere diagnosticato una polmonite bilaterale da Covid-19, sono stato trasferito in terapia sub-intensiva, coprendo il lungo percorso in una barella dall’aspetto sinistro, nella quale sono stato letteralmente sigillato da qualsiasi contatto con il mondo esterno a me.
Sono arrivato, infine, in un’ampia stanza a 2 letti, condivisa con un altro paziente, e da quel momento e per la successiva settimana sono stato oggetto dell’attenzione costante e regolare, e delle cure efficaci, di un’equipe di medici e infermieri perfettamente organizzati e all’altezza della situazione.
Dalla terapia sub-intensiva sono passato dopo una settimana in un reparto meno “impegnativo”, ma pur sempre in una stanza molto spaziosa a 2 letti , in compagnia di un altro paziente prossimo alla dimissione.
Anche lì, come pure nella stazione successiva dove sono stato successivamente trasferito – altra stanza spaziosa, che ho però condiviso con altre 2 persone – le cure e le attenzioni che ho ricevuto sono state costanti, regolari, ed efficaci. Al punto che allo scadere della seconda settimana di degenza sono stato dimesso, negativo al Covid-19 e ufficialmente guarito dalla polmonite.
Mentre tutto è bene quel che finisce bene, ci tengo a far notare, oltre alla competenza e alla dedizione del personale medico e paramedico che mi ha avuto in cura, l’attenzione alla comunicazione con la mia famiglia circa il decorso della mia malattia nei primi giorni critici del ricovero – io ne sono stato tenuto all’oscuro, e meno male, perché non mi ero reso conto dei rischi che correvo, e navigavo in uno stato di tranquilla incoscienza, sicuro di essere in buone mani.
Altro particolare che voglio aggiungere riguarda il cibo che mi è stato somministrato. Con mia grande sorpresa, a parte la prima colazione del mattino, sempre uguale e triste nella sua essenzialità, gli altri pasti sono stati di insospettata qualità (e quantità), con punte di alta cucina quando sono arrivate (una sola volta purtroppo) delle ottime seppioline con piselli.
Tanto sentivo di dovere alla bene organizzata ed efficiente struttura Covid-19 di Belcolle, e ai medici ed infermieri che hanno prodigato le loro cure su di me, con successo.
Stefano Burchi
Bolsena
