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Donna scaraventata in fondo a un burrone, definitiva la condanna a 14 anni dell’assassino

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Cuneo – (sil.co.) – Omicidio di Giuseppina Casasole, definitiva la condanna a 14 anni di Samuele Viale. La settimana scorsa, la corte di cassazione ha respinto il ricorso della difesa confermando la condanna già inflitta in primo grado il 7 aprile 2019 con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato e poi ribadita il 12 giugno 2020 in appello. 

Viale è l’ex operaio 24enne di Cuneo, giudicato parzialmente infermo di mente, che il 30 maggio 2017 ha scaraventato in fondo a un burrone di Limone Piemonte, nel Cuneese, la mamma viterbese 59enne Giuseppina Casasole, dandole prima una spinta e poi un calcio mentre era intenta a raccogliere fiori sul bordo di un precipizio durante una passeggiata col suo cagnolino.

Tra le otto parti civili, le due figlie femmine (una ancora minorenne all’epoca dei fatti) e l’unico figlio maschio della vittima, Gugliemo Selvaggini, assistito dall’avvocato Francesco Massatani. Ai tre figli e all’anziana madre è stata riconosciuta una provvisionale di 100mila euro, 60mila al fratello e alle sorelle. 


Samuele Viale

Samuele Viale


“Ti dico la verità, ho spinto io la signora, perchè una voce mi ha detto di farlo”. Così Viale ha confessato l’omicidio di Giuseppina Casasole, mentre era già ricoverato in psichiatria all’ospedale di Cuneo. Poi, senza mostrare alcuna emozione e alcun rimorso, il giovane, assuntore di droga, ha spiegato di avere spinto e tirato un calcio alla donna.

Al pubblico ministero, Viale, reo confesso, ha detto che “da un po’ di giorni sentiva delle voci che gli dicevano di uccidere qualcuno, perchè diversamente avrebbe dovuto uccidere qualcuno della sua famiglia”, “spiegando – si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado – di ricollegare questo malessere all’ascolto di una canzone intitolata ‘Jpk’ del gruppo musicale XVI Barre che fa musica rap”.

L’ex operaio ha spiegato di avere visto una signora che non conosceva, intenta a raccogliere fiori in prossimità del precipizio, di essersi avvicinato e di averle dato un calcio. “Nella zona – ha spiegato – non c’era nessuno, tranne un cane marroncino chiaro”. Era il cagnolino della vittima.


Samuele Viale

Samuele Viale

 


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